FB_IMG_1444821897142Diciamolo e sgombriamo subito il campo da ogni equivoco: l’Italia è certificata come una nazione inquinatissima. Siamo il Paese della Ue con il maggior numero di morti per smog. La Pianura Padana è una delle zone più insalubri del continente. Abbiamo 44.000 siti censiti per amianto (e di altri non se ne conosce neppure l’esistenza) che aspettano di essere bonificati. Ma le nostre amministrazioni sembrano poco propense a parlarne e la gente è poco informata oppure se ne infischia.
Per fortuna esiste ancora qualcuno che va ostinatamente in direzione contraria. Qualcuno che, in tempi come questi appiattiti sugli schermi degli smartphone, riesce ancora ad alzare la testa e a guardarsi intorno. E a protestare. Sono mamme quelle di cui vogliamo parlare − madri coraggio per dirla con Brecht − che hanno capito che un inceneritore non è un centro benessere. Che un impianto che brucia la spazzatura non può far bene a nessuno. Nemmeno se dovesse essere usato per produrre energia elettrica. Perché quando si brucia qualcosa si produce inevitabilmente del fumo. E se questo qualcosa è spazzatura, il fumo è certamente avvelenato, pieno di cadmio, mercurio, diossina, polveri sottili. Tutta roba pericolosissima, da evitare, da non respirare.

Però c’è chi, nonostante tutto, l’inceneritore pensa di farlo.

Dovrebbe sorgere nella piana fiorentina, fra Sesto e Campi, in una zona già pressata dai possibili lavori della terza corsia autostradale e della pista dell’aeroporto (altro argomento spinosissimo). Creando una concentrazione di veleni e di rumore insostenibile in una città che ha un tasso di inquinamento altissimo per polveri sottili e biossido d’azoto. Tra l’altro Firenze ha già provato l’ebbrezza di possedere un inceneritore. Attivo dal 1973 al 1986 a San Donnino, e poi chiuso per il pesante avvelenamento da diossina nelle zone limitrofe. Fa ancora “brutta” mostra di sé, spettrale esempio di scarsa lungimiranza e programmazione. E allora, vista l’esperienza precedente, perché riprovarci? Non sappiamo se quelli di oggi siano davvero più sofisticati e sicuri. Sappiamo però che la Asl ha stabilito una serie di criteri rigorosissimi per autorizzarne la costruzione. Quindi abbiamo il fondato sospetto che non si tratti di aerosol terapeutici…
Il problema rifiuti, poi, potrebbe essere risolto con un’accurata raccolta differenziata, utilizzando distretti per il riciclo e tariffazioni a hoc, nel senso che chi meno differenzia più paga. Insomma, il mostro non ha proprio alcuna ragione di nascere. E per ribadire questo concetto, le “Mamme No Inceneritore” hanno pacificamente invaso “Corri la Vita” armate di passate rosa. Instancabili, sono andate con magliette e striscioni colorati allo stadio quando c’era il Papa, ai concerti, alla marcia globale per il clima, alla radio. Insomma a tutte le manifestazioni in cui è stato (e sarà) possibile rendere visibile e ascoltabile il loro no, la loro rabbia, il loro dissenso.
Non sappiamo come andrà a finire. Le previsioni sono fosche. Delibere e autorizzazioni sono già pronte per essere firmate. I lavori potrebbero partire già a primavera. Meglio non lasciarle sole queste mamme. Per il loro bene e per quello dei loro figli. Ma anche per il nostro.

 

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.