Jack Black, l’attore e musicista americano del duo heavy metal Tenacious D, nel Dicembre 2012 ha introdotto così i Led Zeppelin durante la cerimonia al Kennedy Center di Washington, dove la band britannica ha ricevuto un riconoscimento alla carriera direttamente dalle mani di President Obama:

«La canzoni dei Led Zeppelin parlano di sesso. Di Vichinghi. Di Vichinghi che fanno sesso. Sono la miglior band di sempre!».

Vichinghi che fanno sesso: una sintesi perfetta. I Led Zeppelin, al secolo Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham, sono una delle band più mastodontiche, prepotenti e rock’n’roll della Storia. I quattro britannici con la passione per il blues americano, erano angeli con la camicia sbottonata pronti a benedire il mondo a colpi di chitarra, batteria e ululati. Erano belli e pericolosi. Soprattutto per le donne. Le migliaia di donne che sono passate dalle loro parti. Forse, solo Elvis ne ha spennate di più. Almeno così dicono i libri di storia.
E poi, il loro simbolo: un enorme dirigibile, lo zeppelin appunto. Una metafora di onnipotenza: noi possiamo volare dove ci pare, quando ci pare.
Negli anni Settanta era bollente la polemica nel mondo del rock, secondo cui gli Zep fossero una band sopravvalutata. Testi poco impegnati, assoli di chitarra compiacenti a favore di pubblico, un’immagine cliché studiata a tavolino.
Balle. Questa si chiama: frustrazione. Per rendervi conto di quale dimensione avessero i Led Zeppelin nella mente dei teenagers di allora, procuratevi il libro “Io, Suzy e i Led Zeppelin” di Martin Millar. Poi ne riparleremo. Gli One Direction, in confronto, possono tornare all’asilo.
Ma torniamo a noi. Ogni volta che penso all’aerostato immaginario dei Led Zeppelin amo immaginarmi quali stratosferiche avventure potessero accadere dentro a quel pallone gonfiato del rock. Un incredibile ritrovo di rockstar sospese nell’aria. Chissà: jam session aeree tra Jimmy Page e gli altri ragazzi con happy hour a base di champagne e figa. Tutti strafatti a cantare e a inseguire le fortunate groupies che in topless scappano da una punta all’altra dello zeppelin, gridando e sgalllinando maliziosamente. E poi, John Bonzo Bonham che scaraventa la grancassa della sua batteria sul groppone di John Belushi che, essendo sbronzo di whisky, gliela sfascia con una capriola in stile Blues Brothers. E ancora: John Lennon che cerca di convincere la compagnia dello spessore artistico degli orgasmi gutturali di Yoko Ono. Rimasta fortunatamente a terra, almeno per questo giro.
Avrei voluto guidarlo io quel fottuto dirigibile. E voi no?
Beh, so che è impossibile farlo in realtà, però, almeno non perdetevi l’occasione di assistere alla Maratona Zeppelin o Zeppethon che dir si voglia, in programma presso il nuovo Spazio Alfieri a Firenze. Queste le coordinate: Martedì 8 Ottobre a partire dalle 19 ci sarà in anteprima italiana la doppia proiezione di “The Song remains the same” + “Celebration Day” (a partire dalle 21:30). Due film concerto, il primo del 1976 ed il secondo del 2007 che testimoniano rispettivamente l’apice ed il ritorno sulle scene dei Led Zeppelin.

Perciò, tutti a bordo: lo Zeppelin è in partenza…Rock on!

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Andreas Lotti

Andreas Lotti, nato nell’81, è un giornalista pubblicista appassionato di musica che dopo anni di ricerche e tentativi ha trovato finalmente i pazzi di TuttaFirenze che lo faranno sfogare scrivendo della sua materia preferita. Non sa suonare strumenti ma ha all’attivo una collezione di oltre 500 tra cd e vinili che rappresentano l’unica mobilia di casa sua e l’eredità che lascerà alla fedele gatta, Vaniglia. Rock’n’roll!