Una delle raccomandazioni fondamentali, quando si scrive qualcosa che non sia su un post-it promemoria o su un foglietto da attaccare al proprio frigorifero accanto alla calamita a forma di surf, ricordo delle vacanze estive, insomma, quando si digita qualche frase da mandare in rete e che avrà – si spera – non solo lo scrittore stesso come lettore, l’esortazione principale, dicevamo, è “non scrivere niente che possa offendere qualcuno o qualcosa”. No querele. No bestemmie.

Chi ha visto Fiorentina-Pescara, il pallottoliere che contava le occasioni sprecate, l’infortunio di Pizarro, l’errore di Facundo Roncaglia, lo 0-2 finale, può capire quanto sia stato difficile evitare di scrivere una sfilza di moccoli, svariando su diverse religioni: 1500 battute di offese.

L’evoluzione della partita è stata, più o meno: gol sbagliati, gol sbagliati, gol sbagliati, gol sbagliati, gol sbagliati a ripetizione, pam! legge del calcio, gol subito. Ovvero: ilarità, sorrisi con gli amici, quanto son scarsi questi, paura, terrore, pugni, pugni a ripetizione sulla sedia davanti, offese al parrucchiere di Perin, sconforto.

In rapida successione: prima sguardi al cielo e mani aperte accanto al viso, cercando di capire perché il destino calcistico della vita sia sempre così avverso. Poi testa bassa e occhi puntati in terra, una volta esaurita la lista di offese da urlare, per sfogare l’inizio di una probabile ulcera. Consapevolezza che il calcio è tutto: tranne che un divertimento. Me l’avessero detto prima, probabilmente, da bambino, al posto del poster di Batistuta, in cameretta, avrei attaccato quello di Stéphanie di Monaco in regalo col settimanale della nonna.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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