Siamo scatole. Siamo matrioske e se un giorno qualcuno decidesse di aprirci troverebbe solo scatole, e scatole e ancora scatole senza mai vedere la fine. A volte ci convinciamo di aver capito qualcuno vicino a noi, ma non è così, è solo che smettiamo di aprirlo perché finalmente abbiamo trovato una scatola che ci piace o che ci rassicura. Non importa che sia bella o brutta, che ci faccia avere una buona opinione o un pessimo giudizio, basta che sia rassicurante. Ma se guardassimo attentamente le persone che abbiamo intorno capiremmo che sono uguali a noi, diverse ogni volta, sempre in cerca di forma e sostanza.

Perché come canta Lindo Ferretti: “24000 pensieri al secondo fluiscono inarrestabili. Alimentando voglie e necessità”. E abbiamo enormi teste finte di cartapesta dove questi pensieri si agitano.
Come Frank.
Il Frank interpretato da Michael Fassbender nel bellissimo e toccante film di Lenny Abrahamson.
E come Frank a volte abbiamo bisogno di sapere che i nostri 24.000 pensieri sono accettati e che le nostre canzoni assurde e surreali in fondo possano essere orecchiabili come un pezzo dei Beatles.

E il 30 ottobre Frank arriva nei cinema di Firenze, e sarebbe bello che arrivasse nei cinema di TuttaFirenze perché parla delle nostre teste di cartapesta, di noi che c’incontriamo sugli autobus arancioni, che magari ci prendiamo a spallate come Richard Ashcroft qualsiasi mentre camminiamo verso il lavoro senza vederci.

E ci porta in una Irlanda piovosa che poi diventa d’improvviso un on the road nell’America dove si rischia di sentirsi miti e leggende solo per 23.731 visite su di un video. Raccontando la storia di una band dal nome impronunciabile come i The Soronprfbs, e la storia di Frank, e di Jon, e della tormentata e sensuale Clara che ha la pelle di Maggie Gyllenhaal. E non sarà il film più bello della storia del cinema, ma è un film sincero e dolce, complicato, pieno di parole, di solitudine da Social Network, di musica e di persone fragili che a un certo punto decidono di non farcela più. E’ un film che si può guardare all’infinito, dall’inizio fino alla fine dolce e dolorosa, aprire e aprire senza mai trovare il fondo come una matrioska, o come una persona.

Frank
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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

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Le nostre pareti

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Il lato negativo