L’investimento nel “mattone”, lo dicevano i nostri nonni, è l’investimento più sicuro. Qualche decennio dopo tale certezza è in larga misura venuta meno. Resta il fatto che in alcuni casi il “mattone” permette guadagni anche notevoli. Già, ma quale tipologia di “mattone”? Un garage in semi-centro? Un fondo in zona artigianale? Un monolocale da affittare agli studenti? Tutto ci si immaginerebbe, meno che un muro. Invece chi ha guadagnato di più con il mattone, in tempi recenti, lo ha fatto proprio con un muro.

E che muro!

The wallIl 30 novembre 1979 i Pink Floyd pubblicarono “The Wall”, uno degli album più complessi, sofferti e ispirati di tutta la loro produzione, ma che sancì il definitivo degrado dei rapporti tra i membri del gruppo o, meglio, tra Roger Waters e gli altri tre. Dopo il tour del 1980, uno dei più costosi e rivoluzionari della storia del rock, iniziò un periodo buio. Un album senza Rick Wright (The Final Cut), l’uscita di Roger Waters dalla band e le beghe legali conseguenti. Waters avrebbe voluto tenere per sé il marchio Pink Floyd, ma gli ex compagni non erano d’accordo. Qualche annetto a foraggiare avvocati e poi un accordo stragiudiziale:  Wright, Gilmour e Mason si sarebbero tenuti il diritto di utilizzare il nome Pink Floyd, mentre a Waters sarebbero andati tutti i diritti su The Wall.

Da quel momento Il Muro era suo e solo suo.

Lo avrebbe riportato in scena il 21 luglio del 1990, per la caduta del Muro di Berlino. Un’occasione per celebrare un evento epocale, ma anche per riappropriarsi di quello che, sicuramente, era l’album che ha sempre sentito più “suo”. Comprensibilmente, essendo The Wall lo sviluppo di una storia che, in buona parte, era autobiografica.

Waters-wallCi sarebbero voluti ancora vent’anni, però, prima che Waters ipotizzasse  di riportare The Wall sulla scena. Quando cominciò ad immaginare come avrebbe potuto essere rappresentato, si rese conto che la tecnologia gli avrebbe permesso cose che non avrebbe neppure potuto sognare nel 1980. Fu così che mise a punto in dettaglio tutta la scenografia e gli effetti che avrebbe voluto vedere realizzati. Un progetto talmente ambizioso che i costi preventivati (nell’ordine delle decine di milioni di dollari) avrebbero dissuaso parecchi suoi colleghi, ma non lui. Decise di realizzare un tour colossale che lo avrebbe portato in giro per il mondo a riproporre The Wall. Se non altro i costi stratosferici sarebbero stati “spalmati” su parecchie date (219 tra il 2010 e il 2013).

Risultato: circa 460 milioni di dollari di incasso. Il maggior incasso per un artista solista nella storia e terzo maggior incasso in assoluto dopo U2 e Rolling Stones.

Non bastassero queste cifre, c’è da considerare anche il guadagno che deriverà dai diritti sul film del tour, disponibile in dvd e blu ray da pochi mesi.

Forse non è vero in generale che investire ”nel mattone” porti lauti guadagni, ma se i mattoni sono quelli del Muro, è vero di sicuro.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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