Max, qual è il tuo percorso artistico

È iniziato 18 anni fa, scrivendo le mie prime canzoni. Ma essenzialmente direi che il fulcro, il perno e lo strumento è sempre stato questo, cioè LA canzone, intesa come organismo vivo e autosufficiente, come lo sono i film o i libri. In questo senso ci tengo molto a ricordare alcuni dei miei progetti “a margine” della discografia, e cioè le due opere di teatro e canzone sulle figure di Dino Campana e Giordano Bruno, e il progetto “The Dreamers” che ha coinvolto tanti ragazzi diversamente abili dell’ambito fiorentino. In mezzo a tutto questo ci sono anche, ovviamente, i miei 3 album “il ritorno delle passioni”, “la breve estate” e “chupadero!”.

Tu sei uno di quei fiorentini che ha vissuto la sua città sempre come un trampolino di lancio verso nuove realtà. Per anni infatti sei stato  a suonare a Austin al SXSW festival della musica indipendente, ed hai collaborato con musicisti americani andando persino a registrare il tuo ultimo disco “Chupadero!” negli Usa. Com’è iniziata questa avventura?

In realtà il mio rapporto “musicale” con Firenze e con la scena locale è iniziato molto tardi. Quando ho iniziato a suonare e scrivere ho cercato da subito i miei contatti e la mia credibilità fuori dalla nostra città.  Nei miei viaggi negli USA ed a Austin in particolare e lavorando con musicisti americani ho imparato l’etica fondamentale del fare musica: se vuoi essere preso sul serio in ciò che fai, c’è solo una persona che deve farlo prima delle altre, e quella persona sei tu stesso.
“Chupadero!” invece è stata un’esperienza a suo modo irripetibile, per aver lavorato e condiviso la realizzazione del disco con 3 favolosi autori come Massimo Bubola, Jono Manson e Andrea Parodi. Ma soprattutto perchè davvero le terre al confine con il Messico nelle quali abbiamo di fatto scritto e registrato l’album sono state la mano invisibile che ci ha fatto realizzare un disco al quale voglio molto bene.

Cosa vorresti che si muovesse nella scena fiorentina?

Firenze è cambiata molto, ed in meglio, negli ultimi 5-6 anni.
Stiamo parlando sotto l’aspetto culturale e musicale, ovviamente.
A metà anni ’90, quando ho iniziato a suonare, la realtà era molto meno viva riguardo a locali, clubs e musica dal vivo. Adesso non c’è un posto in cui non si suoni, seppur in modi e forme non sempre appropriati. Ci vorrebbe sicuramente una precisa volontà politica, perché anche nella nostra città la buona volontà di alcuni gestori e dei musicisti non può bastare.
Quello che vorrei è un preciso input dall’”alto”. Quello che poi è successo ad Austin, trasformandola nella “capitale della musica dal vivo nel mondo”.
E a questo non hanno contribuito solo gli artisti che ci hanno vissuto e suonato, ma anche i politici, i commercianti, gli enti locali.

Quando sei via da Firenze, cosa ti porti sempre dentro della tua città?

L’eleganza, la svogliatezza, l’ironia che sono propri di questa città. L’idea che tutto sia raggiungibile e quindi plasmabile, a tua immagine e somiglianza. E, perché no, quella piccola dose di provincialismo che ti fa vedere le cose grandi con occhi piccoli e le cose piccole con occhi grandi.

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Giulia Millanta

Giulia Millanta e’ una cantautrice fiorentina.
Per anni ha suonato nei migliori clubs e festival di tutta Italia, ha partecipato per 4 anni consecutivi all’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, vincendo inoltre il premio carisch come miglior chitarrista e cantautrice nel 2010.
Ha condiviso il palco con artisti come Mary Gauthier, Andy White, Joe D’Urso, Willie Nile e molti altri..
I suoi numerosi viaggi e tours (Inghilterra, Spagna, Olanda, Germania, Stati Uniti) l’hanno portata con il tempo in contatto sempre più’ ravvicinato con la scena musicale statunitense.
Lo scorso anno si è trasferita ad Austin, Texas inserendosi rapidamente nella comunità musicale della capitale mondiale della musica dal vivo.
Ha all’attivo 4 dischi solisti: Giulia and the Dizzyness (2008), Dropping Down (2011), Dust and Desire (2012) registrato ad Austin e co-prodotto con David Pulkingham e “The Funambulist” (2014), una ricerca musicale sull’arte dello star in bilico fra diverse realtà, linguaggi, domande sulla vita, la morte, l’amore e tutte quelle altre “cosette” che occupano il nostro quotidiano.