McduomoIl clima di questi giorni a Firenze è in progressivo riscaldamento, non solo dal punto di vista meteorologico, ma anche della polemica politica. Motivo scatenante di questa ennesima diatriba è l’apertura (per ora ancora solo ipotetica) di McDonald’s in Piazza Duomo.

L’argomento è molto sentito, al punto da far nascere gruppi su Facebook e da aizzare i politici locali. Il motivo del contendere è che, a quanto pare, in molti non vogliono McDonald’s ad “inquinare” l’immagine della piazza e, per estensione, della città. Lunedì scorso in consiglio comunale si è concretizzato lo scontro, con il capogruppo dell’opposizione da una parte, che invocava la “tutela dell’identità e dei tratti caratteristici” della città e del suo centro storico, e il sindaco dall’altra, che pur dichiaratosi contrario all’apertura di McDonald’s in piazza Duomo, sosteneva l’impossibilità di bloccare progetti che non contravvenissero espressamente ai vari regolamenti.

Altre sono le sedi deputate ad approfondire le motivazioni a favore dell’una o dell’altra posizione sulla questione specifica, ma in questa ci preme evidenziare l’ipocrisia di chi governa la città. La tanto decantata difesa dell’identità e dei tratti caratteristici del centro storico dov’era quando negli anni sono state costrette a chiudere storiche attività che rappresentavano un pezzetto dell’anima della città? Si pensi alla libreria Marzocco, nei cui locali i libri di storia e filosofia sono stati sostituiti da cibo e ristorazione popolar-chic (si scusi l’apparente ossimoro) di Eataly; o alla ancor più storica libreria Seeber, nei cui locali in via Tornabuoni i libri d’arte sono stati sostituiti dai soliti capi modaioli. Simili esempi, purtroppo, sono disponibili  in grande quantità, dato che negli ultimi anni il centro di Firenze si è progressivamente trasformato in una sequenza di insegne “global” tutte uguali a se stesse ma che, soprattutto, rendono tutte uguali le strade della città, anonimizzandola e rendendola simile ad altre “millanta” città italiane ed europee.

In ultima analisi verrebbe da pensare che l’apertura di McDonald’s in piazza Duomo rappresenti solo la scusa per sollevare l’ennesima polemica politica, approfittando del “peso” che il marchio possiede a livello di pubblica opinione e della fama, non sempre positiva, della multinazionale. Ipotesi non così peregrina se si considera che pare che McDonalds abbia proposto per piazza Duomo un modello di ristorazione ben diverso rispetto allo standard, con servizio al tavolo, un’area libreria e non meglio precisati servizi di informazione per i cittadini e che abbia garantito la massima collaborazione alla Sovrintendenza per trovare una soluzione adeguata al contesto per le insegne. Ben lungi, quindi, dal proporre per piazza Duomo il solito fast-food.

I più malfidenti potrebbero pensare che dietro alla posizione contraria all’apertura di questo ennesimo global-symbol, ammantata di una purezza ideologica, si possano nascondere degli interessi corporativi. Forse un McDonald’s, con i suoi prezzi popolari, potrebbe rappresentare un concorrente sgradito per i numerosi esercizi commerciali che vendono anche a 5 euro l’uno le bottigliette di aranciata/cola o a 10 euro l’uno i coni gelato?

Forse.

Il rischio è che, come talvolta (spesso?) succede, le motivazioni ideologicamente “pure” (condivisibili o meno) possano venire cavalcate da politici opportunisti per ragioni diverse da quelle sostenute pubblicamente.

E alla fine, come spesso (sempre?) succede, chi paga il conto più alto è Firenze. E se il conto è alto, non si sta sicuramente parlando di McDonald’s.

 

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.