Quando, da piccolo, abitavo in Via degli Alfani, in un vecchio casamento riadattato a “case per pigionali” (come si usava dire una volta), la mia famiglia aveva fatto amicizia con una inquilina del piano terreno, una dolce e simpatica signora anziana che abitava da sola. Spesso io e mia nonna (i girelloni di casa) andavamo a trovarla e passavamo con lei qualche ora. Mia nonna, da vecchia contadina abituata a camminare, la invitava sempre a fare una passeggiata, magari al Piazzale o a Fiesole, per vedere il paesaggio. In questo la nostra amica era però indolente. “Prendere il tram è scomodo” diceva; “allora andiamo a piedi” controbatteva mia nonna. “Meglio palaia”, sentenziava e con questo chiudeva il discorso.

Non ci crederete, ma io da allora mi sono sempre chiesto cosa era questo “palaia” e perché si diceva “meglio” se poi in realtà era peggio.

Indagando ho così scoperto che questo detto si perde, almeno pare dalle spiegazione dei dotti, nella notte dei tempi: siamo nel dicembre del 1529, Firenze era stretta d’assedio dalle truppe imperiali. Le truppe dello spagnolo si spostano in tutto il territorio della Repubblica per “fare danno” a paesi e città assoggettate e fiaccare così la resistenza dei fiorentini. In questo guerreggiare un reggimento al comando di Pirro Colonna occupa Palaia (una cittadina del pisano) per poi da lì attaccare Montopoli. Il nostro capitano Francesco Ferrucci viene però a contrastare la strategia riconquistando con un colpo di mano la postazione. Subito parte un dispaccio per Firenze che  insieme  a quelli  arrivati da altre zone, viene letto alla popolazione. Si usava leggere i bollettini dando prima le cattive notizie e le buone per ultime, sperando così di sollevare l’animo ai cittadini. L’araldo così sentenziava: “di qua, e di là male; su e giù male, meglio Palaia” che risultò unica nota positiva. Il fiorentino ha buona memoria e per questo ancora oggi si ricorda di questa  vittoria di Pirro, portandola ad esempio.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.