Fra l’incolta barba dell’omerico eroe si deposita la sapida sferzata del Meltemi. Fra le sue molecole, quel vento antico, reca, forse, migliaia di immagini, mille e più sapori, chissà quante favole… Già, la forza del racconto… la voglia di sentire l’esperienza di un altro…

Questo romanzo ripropone l’atavica necessità del racconto.

Il personaggio narrante si trova su un isola greca a restaurare il fisico, malato e provato da una vita piena di stress. Si lascia così andare, fra un vino resinato ed una moussaka, ai racconti di Mario e Sofia, i gentili avventori della locanda che lo accoglie, i cui personaggi, a loro volta, raccontano la loro storia. Una sorta di Matrioska a forma di favola. Molte le anime che alimentano la narrazione e che ruotano intorno a due amici fraterni, Juan e Hasin, alle loro aspirazioni, ai loro amori al rispettivo credo religioso. Fra le asperità della vita, i viaggi e le intricate maglie del destino, si compone un puzzle articolato e profondamente psicologico, a tratti storico, spesso sociologico. La sorte, o la volontà, porterà infine Hasin sulle tracce di Al Qaeda. Nello stesso momento in cui Juan sta per conoscere suo figlio nato in una notte di amore con Sara, Hasin coronerà il suo percorso di adepto in quell’ 11 marzo 2004 alla stazione di Atocha nella capitale spagnola.

Scritto bene, duro, e tragicamente malinconico.

Edizione commentata

Oliviero Vittori, Meltemi, Albatros, Roma, 2010

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it

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