Seduto con un amico a frescheggiare, ci ritroviamo casualmente a raccontarci aneddoti avvenuti a scuola durante la ricreazione, in particolare delle merende che custodivamo gelosamente nelle nostre cartelle. Oggi in quelle cartelle si trovano solo merendine con la cioccolata, con la marmellata, succhi di frutta, yogurt ecc. Sono pochi i ragazzi che si portano il panino preparato in casa, mentre per quelli della la mia generazione era la norma. Allora i panini si differenziavano soprattutto per il loro contenuto, ripieni di prosciutto, con la mortadella, con la marmellata fatta in casa, o semplicemente della frutta. Panini che, in base al loro ripieno, indicavano lo stato sociale.

Difficile all’epoca, che il figlio di una famiglia operaia si potesse permettere un panino con il prosciutto, quando andava bene poteva contare su un panino con la mortadella altrimenti una mela, che rotolava sul fondo della cartella, costituiva la propria merenda .

In questo piacevole “scambio di ricordi”, uno in particolare cattura la mia attenzione tanto che mentre lo racconta, vedo il mio amico da bambino, con i calzoncini corti anche d’inverno, la cartella a tracolla e la voglia di fare gruppo per diventare amici e non essere solo compagni di classe.

Ciò che mi colpisce del racconto è il suo concetto di amicizia e di complicità, complicità che era nata con un compagno di classe, in particolare e che si manifestava attraverso lo scambio di merende. Mi spiego meglio. Il mio amico, da piccolo, amava la mortadella che però gli era proibita perché i suoi sostenevano che faceva male, in compenso il contenuto dei suoi panini cambiava ogni giorno; al suo compagno, invece, era proibito quasi tutto, tranne la mortadella e non sempre. Detto fatto, il mio amico raccoglieva gli ordini del suo compagno, per il panino del giorno dopo e in cambio si garantiva due fette di pane casalingo con la mortadella.

In quei momenti tutto si mescolava, odori, emozioni, complicità. Spariva il ceto di appartenenza e tutti erano solamente “compagni di classe”. Forse oggi quei momenti sono diversi, ma spero che ci siano ancora due amici che si scambiano le merende.

“Parlare di cibo con le persone, con gli amici…  E’ condividere il piacere di vivere”

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.