Faccio il mestiere più bello del mondo, ripeto questa frase come un mantra, così da non dimenticare il perché sono su questo aereo.
Faccio il mestiere più bello del mondo, mi ripeto ancora, mentre apro affamata la confezione del pasto che la hostess mi ha appena consegnato.
Faccio il mestiere più bello del mondo, anche se adesso, nonostante che l’insipido pasto mi abbia riempito lo stomaco, questo non mi rende affatto felice. Come ogni volta che torno a casa, ho bisogno di lasciare che si depositi da qualche parte nel mio profondo un po’ dello strazio che sento pervadere ogni singola parte del mio corpo.
L’aeroporto di Firenze mi accoglie, silenzioso a confronto degli scali che mi portano lontano, e mi sento già a casa. Passo in mezzo a turisti confusi, quasi increduli di essere arrivati in una delle città più belle del mondo, ed io, che so bene quanta bellezza possa regalare loro un soggiorno in questa città, li guardo con invidia: stanno andando incontro ad una bellezza senza uguali mentre i miei occhi sono pieni solo di disperazione.
Le formalità sono veloci, ed in un attimo sono già su di un taxi, e le strade mi sembrano già casa. Ed è proprio di casa che ho bisogno. Dei viali alberati disegnati “dal Poggi”, dell’Arno che scorre a dividere in due la città, della collina di San Miniato che osserva, saggia e muta, l’incessante e affannoso andirivieni ai suoi piedi.
Ecco, ora sono davvero a casa. Apro la porta e mi vengono incontro le mie cose in ordine, il parquet pulito, il tavolo di cucina, i miei libri preferiti, il divano, il letto rifatto, comodo, fresco.
Ed è proprio sul letto che mi butto di schianto, così come sono, vestita, senza la forza e la voglia di spogliarmi. Ho bisogno di casa, di respirare casa, di immergermi nell’odore di casa, di abbracciare questa dimensione, questo spazio tranquillo, conosciuto, quieto, e che, spero, saprà allontanarmi almeno un po’ dalla pena che sento.
È a casa che cercherò di dimenticare, anche se so già che non mi sarà possibile. Ogni volta mi ripeto che devo farlo, che devo darmi pace, trovare una quiete, e ogni volta le immagini sono così forti, così presenti e vive che so che non potranno mai essere dimenticate.
Mi addormento e sogno luoghi sereni, mari azzurri e acque calme.
Riuscirò a salvarmi, mi dico quando mi sveglio, lo farò, come ogni volta, non dimenticherò, ma mi salverò.
Mi salverò, perché troverò il modo di sostituire l’angoscia dell’impotenza con le parole, le sole che, assieme alle immagini,  spero sapranno descrivere al mondo ciò che i miei occhi hanno visto.
Mi salverò perché faccio il mestiere più bello del mondo e nonostante questi momenti, alla fine, amo il mio lavoro.
Mi salverò, e sarà grazie al mio mestiere che cercherò di fare del mio lavoro un monito per l’umanità.
Faccio il mestiere più bello del mondo.
Faccio la reporter, e racconto la vita nelle zone di guerra.

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…

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21 giugno 1944

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Canto notturno