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L’Islam oggi è ancora per noi occidentali un “mondo” pieno di dubbi, contraddizioni e di misteri. Ci sono sì esperti in materia e divulgatori senz’altro bravi, ma l’ottica occidentale non permette quasi mai uno sguardo dall’interno. Certo occorrerebbe vivere in questo “mondo” e farsi la propria esperienza, ma è un’operazione non propriamente semplice.
Allora meglio ricorrere alla prospettiva di un musulmano, di un testimone diretto, di chi ha vissuto le tragiche esperienze della guerra e della società che è poi collassata. Si parla di Afghanistan.
Hosseini ci presenta un romanzo che, fra le pieghe, è una sorta di diario di guerra della vita della Kabul dal 1978, anno della rivoluzione, al 2003 anno della sconfitta dei Talebani. Ma se un diario potrebbe essere troppo schematico, vivere quegli anni attraverso la vita di due giovani donne, Mariam e Laila, ecco che il racconto diviene allora una sorta di visione dal dentro dell’accaduto.
Lo sguardo è ancora più interessante perché non solo a parlare sono musulmani, che vedono crollare tutti i diritti finora acquisiti, ma sono due donne e la prospettiva della donna è ancora più terrificante: reclusa in casa, isolata nel suo burka, priva di qualsiasi libertà, schiava dell’uomo travestito da marito. Ed è nella figura del marito che si proietta l’inconcepibile legge dei Talebani, i soprusi, le prepotenze, le umiliazioni, le punizioni carnali, le assurde pretese.
Un racconto che ferisce l’anima nel profondo, che fa riflettere, che mette a nudo, per contrasto, la nostra società, e che ci impone di schierarci.
Se nel “Cacciatore di aquiloni” si metteva al centro la poesia, l’amore fraterno e lo sguardo ancora innocente dei bambini, qui si scava con spietatezza nella logica della barbarie contro la donna e la dignità dell’essere umano in genere. Si arriva fino in fondo, dopo un bagno di sangue, di efferatezze, di opere vergognose tutte elencate con coraggio fino alla fine, fino alla morte assurda, inconcepibile di vittime innocenti.

Quando il cuore è colmo di bile, di rabbia, di odio e di disprezzo, solo allora, in fondo al tunnel una flebile luce vi appare, ed è quella, in questo caso per nulla banale, dell’amore.
Libro molto, molto bello!
Edizione commentata

Khaled Hosseini, Mille splendidi soli, Edizioni Piemme, Alessandria, 2007

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it