Mina vagante
“Pronti a giocare con la Mina Vagante…” La voce squillante e meccanica di quello strano gioco bitorzoluto mi risuona in testa ancora oggi. Così come mi sembrano appena ieri i pomeriggi passati a giocarci. Sarà per questo che quando ho aperto il regalo di mio fratello e ho visto proprio quel gioco, salvato dalla polvere dell’armadio e restituito alla vita, con la complicità di qualche pila alcalina, ho provato la gioia di una bambina che scarta la sua nuova Barbie (anche quella è una sensazione che ricordo bene).
Poi ho iniziato a vedere tra i banchi dei mercatini dell’usato i miei vecchi giochi. La prima volta è stato alla Fortezza, nel grande mercato dell’usato che due volte al mese riempie i giardini del Lago dei cigni, dove ho trovato un gioco che usciva in edicola insieme a Topolino. Stupore e sorriso si sono trasformati presto in sciocche lamentele tipo “cavolo, sto proprio invecchiando”. La scorsa settimana a Svuota la cantina a Campi un’altra sorpresa, nel veder spuntare su un banco i tasti colorati della Mina Vagante. I giochi della mia generazione sono così passati da essere diventati quasi vintage?
Stiamo diventando adulti, c’è poco da fare, e abbiamo anche noi un passato da ricordare, ogni giorno di più. Non solo ciucci e parole che non sapevamo pronunciare, ma un passato fatto anche di giorni non di bambino. Ed ecco che stiamo facendo la conoscenza della nostalgia. I tempi dei giochi e della bambole sono un po’ più lontani adesso, e dai nostri 25 anni li guardiamo con nostalgia e tenerezza, la stessa che proviamo verso le vecchie Barbie. Li ricordiamo bene, quei tempi, non li vorremmo rivivere, ma sappiamo che qualcosa di loro in fondo ci manca.
Poi vado all’Off Bar, e il barman chiede a me e alle mie amiche se fossimo maggiorenni, prima di prepararci il mojito. E allora non c’è Mina vagante che tenga… I 18 anni, almeno quelli, sono così vicini che ancora me li leggono addosso.
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