La prima inquadratura è un’immagine insistita di un pezzo di terra in mezzo a un fiume. Arriva una barca e dalla barca scende un uomo anziano che si mette in ginocchioni sopra quel pezzo di terra. L’uomo comincia a scavare con le mani e si porta quella terra al viso quasi a volerla annusare, assaggiare. Alla fine ricopre la piccola buca con l’aria soddisfatta. Evidentemente ha raggiunto il suo scopo. Su quell’isola in mezzo al fiume ci tornerà con sua nipote, ci costruirà una precaria baracca di legno che gli servirà da casa e ci seminerà del granturco come scorta per il rigido inverno. La ragazza, indicando i militari posizionati su una riva del fiume, chiede al nonno: “Di chi è quella riva del fiume”? “Dei georgiani”, gli risponde lui. E poi: “E questa isola”? “Di chi l’ha creata”. Anche i loro cuori galleggeranno come le isole sul fiume. Sarà uno dei pochi dialoghi del film “Corn Island” in programmazione all’Istituto Stensen in viale Don Minzoni sul lato della pista ciclabile. Il 30 settembre alle 19.00 il film sarà presentato dal regista.

Il fiume in questione è l’Inguri, che segna il confine naturale tra la Georgia e la Repubblica di Abkhazia. L’Abcasia è un territorio caucasico della Georgia proclamato Stato dai fautori della separazione che hanno cacciato i georgiani che la abitavano. Proprio lungo questa tormentata frontiera, in primavera, lo scioglimento del ghiaccio dà vita a piccole isole itineranti che si formano e scompaiono a seconda delle stagioni e dei capricci della natura. Il conflitto con la natura, con i militari a guardia delle due frontiere e tra la serenità del nonno e la ricerca di emozioni della ragazza sono raccontati nel film con la sola forza delle immagini e le facce dei protagonisti. Tutto è chiaro e pulito. L’efficacia dell’essenzialità.

Un film inaspettato, come la nostra isola in movimento che nella prossima primavera si formerà in un altro punto del fiume. Un film controcorrente, come la nostra isola costretta a combattere contro la stessa natura che l’ha creata. Un film opportuno, come la libreria che sta accanto (e insieme) al cinema e si chiama “Alzaia”. Alzaia è parola che ci riporta un passo indietro nel tempo. Sulla porta scorrevole che divide il cinema dalla libreria c’è scritto questa definizione di Alzaia: “quella fune che attaccata all’albero dei navicelli serve a condurli pei fiumi contro corrente”.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.