A cosa serve scavare in città? Quasi sempre è per un tubo rotto, per lavori stradali, per emergenze da riparare. L’archeologia è spesso un imprevisto. Resti e reperti stavano là ben prima dei tubi, o delle fibre ottiche. Ecco perché l’archeologia urbana è un archeologia quasi sempre di emergenza. Gli archeologi intervengono per rilevare e raccogliere le testimonianze, spesso in breve tempo, spesso in condizioni non proprio facili. Finito lo scavo, la città si riprende ciò che serve alla vita quotidiana e si ricopre tutto.
Quando il ritrovamento è considerato di una certa importanza pubblica, talvolta, viene deciso di lasciarne traccia nella superficie delle strade o delle piazze, riproducendo la forma di ciò che è stato nelle pietre calpestate dai fiorentini moderni. Quasi sempre il cartello posto a spiegazione viene divelto o distrutto in breve tempo. Così il turista o il moderno abitante di Firenze si può imbattere in strani disegni nelle strade e rimanere perplesso cercando di capirne il significato, esattamente come avviene per gli enormi  disegni Nazca in Sud America, comprensibili solo guardandoli dall’aereo.
Vi vengo in aiuto, casomai qualcuno la notte non riuscisse a dormire pensando a tali misteriosi disegni e stesse per chiamare il grande Giacobbo, presentatore della mitica trasimissione Rai ‘Voyager’ (poi soprannominata ‘Kazzenger’) che ci ha reso tutti orgogliosi di pagare il canone.

Piazza Duomo, davanti alla scalinata: pietre quadrangolari di diversa colorazione, c’è chi dice mostrino le impronte di qualche santo-templare ma si tratta, aimè, dei segni che indicano le fondazioni del portico della Santa Reparata romanica, la chiesa che c’era prima del Duomo di Santa Maria del Fiore.

Via del Proconsolo, all’altezza della Badia Fiorentina: grande cerchio disegnato sulla strada, non si tratta dei resti dell’atterraggio di un disco alieno, ma della posizione di una delle torri rotonde delle mura romane di fine I secolo a.C. che, guarda caso, proprio di là passavano.

Logge del Porcellino, davanti all’ottica Bongi: piccole finestrelle in vetro cemento opaco, non si tratta di cantine o misteriosi passaggi sotterranei della seconda guerra mondiale, ma delle finestrelle che danno luce allo scavo della porta meridionale delle mura romane. Per poterlo visitare occorre cercare di prendere un appuntamento con l’amministratore di condominio dello stabile in via Calimaruzza. Attenzione, nessuno pare ci sia mai riuscito, neanche Giacobbo o il grande Zahi Hawass (vedi foto).

Piazza del Carmine, nuovi cassonetti interrati: spessa linea disegnata di fronte ai cassonetti, non è un aiuto per i non vedenti, bensì una parte delle mura di XIII secolo che difendevano i borghi d’Oltrarno. Il cartello, posto sul muro a spiegazione, è stato sbranato da un gruppo di gentiluomini che discutevano di teologia presso il locale ‘Dolce Vita’.

Infine, il più bello, il più chiaro di tutti e forse il più utile per la collettività: il segno tondo nel mezzo alle logge del mercato del Porcellino. Non è, tuttavia, il segno di un ritrovamento, né il segno di un tesoro perduto, ma il luogo dove i debitori insolventi in passato venivano spogliati e con gentilezza invitati di fronte ad un folto pubblico a sbattere il proprio sedere nudo per terra.
Da questa usanza del passato si è originato il detto fiorentino e italiano “essere sculati” o “con il culo per terra”.

(conoscete altri segni misteriosi da interpretare? Scrivete a info@tuttafirenze.it)

Il grande Zadi Hawass che discute con il grande Giacobbo, immagine presa da http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Roberto_Giacobbo

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Emiliano Scampoli

Archeologo e programmatore, insomma uno dei tanti ossimori viventi. Ha pubblicato “Firenze, archeologia di una città” e altro sulla Storia di Firenze in base ai dati archeologici. Qui scrive una rubrica su quello che c’è sotto Firenze e come influenza ciò che sta sopra.