fosburyÈ tempo di Olimpiadi, Rio 2016.
Che belle le Olimpiadi, tutto il mondo che gareggia, salta, corre, nuota, gioca. Ce ne sono state di eccezionali. Ogni generazione ne ricorda qualcuna in particolare.
Ero ragazzo nel 1968, nel pieno della passione sportiva. Si viveva di sport, lo si faceva nei campi, nelle strade, soprattutto calcio, ma anche sport improvvisati. Grandi sudate, da buscarne quando tornavi a casa. Si compravano le figurine, si leggevano i giornali sportivi nei bar, si guardava quello che passava la tv. La mia Olimpiade è quella, Mexico’68. Che campioni! Evans nei 400 metri, Smith nei 200 metri: saette nere, record del mondo che dureranno anni. E Beamon? 8,90 nel salto in lungo, 55 centimetri sopra il record mondiale precedente! Ci vorranno  23 anni e due campioni come Carl Lewis e Mark Powell per batterlo.
E poi Smith e Carlos sul podio, senza scarpe e i pugni chiusi nei guanti neri, faccia a terra all’inno americano. Black Power. Era il ’68, la rivoluzione. Ma noi eravamo ragazzi, che ne sapevamo noi.
Però seguivamo l’atletica e sapevamo che il salto in alto si faceva in un modo solo: passando l’asticella girandole intorno col ventre, a sfiorarla, ma senza buttarla giù. Quasi un tango.
Nel nostro Atzeca,  là vicino alla vigna di uva fragola, nessuno saltava col ventrale, troppo tecnico, troppo difficile, saltavamo con la sforbiciata o addirittura col pericolosissimo salto frontale, tanto non c’era asticella, ma una corda tenuta su da due amici. Così quando vedemmo alla tv  Dick Fosbury saltare all’indietro….ohhhhhh…che succede? che fa quello?Noi con la bocca aperta, lui con la medaglia d’oro al collo. Era rock, non tango. Era ganzo parecchio, quello. Bella forza, era americano! Però nessuno lo emulò il giorno dopo  nell’Atzeca, la vicino alla vigna di uva fragola.
Quel salto fece invecchiare tutti di colpo. Il ventrale? Preistoria. “Momenti Fosbury” li ha definiti Baricco nelle sue Palladiun Lectures, momenti cioè in cui nei vari campi della vita (arte, letteratura, scienza etc.) avviene un cambiamento tale e così repentino da mandare l’orologio avanti di anni, di colpo. Tac. E niente, da quel momento, è più lo stesso. Capita, a volte. Anche nella vita.

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Bruno Confortini

Avrei voluto essere Einstein o Maradona (soprattutto Maradona), ma non è andata così. Giornalista pubblicista, scrittore di storia locale, biografie sportive, racconti, poesie e haiku, vivo in Mugello, lavoro a Firenze.

Scheda bibliografica

Libri di storia:

Ha curato(con Francesco Nocentini) la ristampa di “Comunista non professionale”,Comune di Firenze, 2005; “Da San Frediano a Mauthausen” ,Comune di Firenze, 2007; Ha collaborato al volume di AAVV “Monte Giovi. Se son rose fioriranno”, Polistampa, 2012.

Libri di sport:

“Club Ciclo Appenninico 1907. Il lungo diario di una secolare storia sportiva”, Tip. Toccafondi, Borgo San Lorenzo, 2007 (in collaborazione con Aldo Giovannini); “Grande Vigna! Sandro Vignini, il ragazzo e il calciatore”, Pugliese Editore, Firenze, 2009; “L’angelo biondo di Vicchio. Guido Boni, una storia degli anni ’50”, Geo Edizioni, Empoli, 2014; “Scommetto di no” (raccolta di racconti) Meligrana Editore, 2016; “ Mugello e Val di Sieve in rosa”, Geo Edizioni, Empoli, 2017.