Il rugby mondiale, oramai, è in mano a poche squadre dell’emisfero sud e ad alcune delle cosiddette storiche dell’emisfero nord. Questo è un dato di fatto, la loro superiorità è evidente e riuscire a scardinare questa dinamica, per squadre meno strutturate come l’Italia, è un’impresa non da poco.
Tendenza che, fortunatamente, ancora non si sta del tutto manifestando nel rugby femminile dove ancora è possibile vedere qualche outsider come gli USA o il Canada rendersi protagoniste di notevoli prestazioni. Il livello è ben differente dal rugby maschile, direte voi, ma tant’è.
La vetta però resta alle solite grandi, infatti la finale è stata disputata tra le detentrici del titolo, le Inglesi, contro le Neozelandesi. Vittoria, per 31-41, alle donne in nero che strappano, finalmente, il titolo alle Rose.

E le italiane? Con un moto di orgoglio che forse è arrivato troppo tardi le Azzurre conquistano il nono posto riuscendo a sconfiggere le Spagnole. 20-15 il risultato di una partita al cardiopalma. Partita giocata sempre alla pari che vede la Spagna non cedere mai il terreno e le ragazze di Di Giandomenico accusare il loro gioco veloce. Alla pari anche le trasformazioni e i calci piazzati. Tanto che l’80° minuto vedeva le due squadre in parità a 15-15 (Sillari e Stefan le marcatrici) e solo la meta di Sara Barattin, durante l’ultima azione a tempo scaduto, permette alle italiane di portare a casa il risultato.

Le Azzurre e lo staff hanno già lasciato Belfast in vista della preparazione del campionato femminile serie A. Resta a questo punto la speranza che quanto fatto dalle ragazze serva a far porre maggiore interesse nel rugby femminile. Le italiane sanno e vogliono giocare a rugby. Sta a noi, a questo punto, dare loro il giusto riconoscimento.

Materiale fotografico da www.worldrugby.org

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Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.