Naturalmente, negli sport maschili nessuno parla mai di bellezza o di grazia del corpo. Gli uomini possono professare il loro “amore” per lo sport, ma questo amore deve essere sempre casto e rappresentato secondo la simbologia della guerra: eliminazione contro avanzamento, gerarchia del rango e della classifica, ossessione per le statistiche, analisi tecniche, fervore tribale e/o nazionalista, uniformi, masse rumoreggianti, striscioni, gente che si batte il petto, facce dipinte, ecc.  Queste sono parole che il grandissimo David Forster Wallace scrive nel saggio Roger Federer come esperienza religiosa.  Forster Wallace descrive il tennista svizzero Federer come una creatura dal corpo fatto sia di carne sia, in un modo o nell’altro, di luce e lo contrappone al marzialissimo spagnolo Rafael Nadal, l’uomo-uomo, con la manica tirata su a mostrare il bicipite.

Vincenzo Montella è un allenatore di uomini che non usano il campo sportivo come un campo di guerra. Di uomini che, come Federer, hanno scelto la luce. Il suo non è un calcio per picchiatori che spezzano il gioco avversario per ripartire in contropiede. I suoi giocatori in campo sono propositivi, cercano nuove geometrie, spazi in cui inserirsi. Il rettangolo di gioco è sempre lo stesso, ma i movimenti al suo interno sono infiniti. I giocatori di Vincenzo vogliono vincere ogni singola partita, non come frutto di un episodio,  del singolo gesto atletico di un campione, ma di un gioco di squadra. Vincenzo non motiva i suoi giocatori gridando, inveendo, cercando un alibi alle sconfitte. Non indulge al vittimismo con arroganza di Conte o al vittimismo con piagnisteo di Mazzarri. Non ha bisogno di tirar fuori le palle perchè riesce lo stesso a farsi sentire anche tenendole dentro le mutande (paradossalmente chi dice di tirar fuori le palle è chi non ce l’ha). Nelle interviste del dopo partita Vincenzo dice che la sua squadra vince se si diverte, e non il contrario.  Dopo la partita contro la Sampdoria dove la Fiorentina aveva rischiato di non vincere una partita che aveva dominato e dove aveva sprecato tutto lo sprecabile disse che questo è il rischio che si corre quando si hanno giocatori come Cuadrado perchè non si può mettere in gabbia la creatività.

Si può vincere anche in questo modo. Auguri per un 2014 carico di belle vittorie alla squadra della mia città e del mio cuore: la Fiorentina.

 

 

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.