>Quando ho bisogno di ricaricare le pile faccio un tuffo nel verde; c è un posto in particolare che mi da una bella “botta” d’energia. In sella alla mountain bike, comincio a pedalare in direzione Careggi. Fino a qui la pista ciclabile del viale Morgagni aiuta parecchio la viabilità dei ciclisti. Entrato nel viale Pieraccini, la salita comincia leggera a farsi sentire, mentre pedalo ringrazio il “Signore” che non sono al Cto che ho appena lasciato alle spalle. Passo il Mayer e tutto a dritto mi trovo a una piccola rotonda, proseguo sempre dritto fin quando vedo il cartello: Monterivecchi. So già che dovrò affrontare una delle salite più ripide e disconnesse che le colline Fiorentine e dintorni offrano. Sconsiglio a chi non è allenato di fare questa salita in bici. In piedi sui pedali comincio a salire, l’asfalto è pieno di buche che sembrano crateri. La fatica mi è fatta dimenticare dallo scenario che la primavera e questo luogo tutt’intorno mi regalano. Ulivi che si espandono a macchia, il verde delle spighe di grano ancora acerbe, il viola, il giallo, il rosso dei fiori emanano un profumo estasiante; credo che Adamo ed Eva abbiano vissuto qui qualche tempo fa. Pedalata dopo pedalata, circa cinquecento metri di rapida salita giungo in cima, tutta Firenze è baciata dal sole. Sono arrivato al vecchio centro Ricreativo sociale di Monterivecchi. Oramai da qualche anno questo piccolo paradiso verde che domina la città, è stato lasciato a se stesso, alle cavallette e a ogni tipo d’intemperie. La griglia dove in gioventù arrostivo salsicce con gli amici ormai ospita solo il ricordo della cenere. Il campetto da calcio dove ci affettavamo le caviglie ormai è ricoperto da piante. Il bocciodromo detto anche il “pallaio” non fa udire più i berci dei vecchietti che lanciavano le loro palle nella sabbia battuta. La piccola pista da pattinaggio non ha più rotelle da far girare e i giochi per bambini sono preda della ruggine. Tanto magnifico verde che nessuno più gode; un vero spreco all’italiana.

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