Com’è strana la vita del lettore: ti ritrovi a leggere un libro che parla della Firenze della metà del Cinquecento e vieni proiettato nell’attualità dei giorni nostri. Banchieri, banche, agenti segreti e forse, dopo la lettura, potremmo dire che MPS significa Medici Per Sempre? Chissà, probabilmente, ma quello che è certo è che le analogie fra storie lontane secoli sono davvero sorprendenti.

La lettura ci presenta una Firenze rinascimentale attraversata da mille intrighi di corte, da intrecci di potere, da matrimoni di convenienza; una chiesa sempre in primo piano, dai servitori più umili fino allo stesso Papa, nell’intento di guidare il potere politico ed economico in Italia e in Europa ( vi ricorda mica Calvi, Sindona, Marcinkus, Banco Ambrosiano…). Il nostro personaggio, un giovane rampollo dell’aristocrazia fiorentina, Giuliano Altoviti, viene strappato alla noiosa routine quotidiana e avviato a quel mestiere di “confidente”, di latore di vitali messaggi, di custode di segreti, che lo porterà a viaggiare tutta l’Europa in veste di referente, o meglio, di spia della stessa Caterina de’ Medici. Le pagine sono dense di questo intrigo torbido, fra opposte fazioni, guerre di famiglie interessi e ambizioni. Un quadro costruito con dovizia di particolari e naturalmente nomi, tanti nomi, che all’inizio appesantiscono un po’ il lettore. Ma superata la difficoltà iniziale ci si affeziona al personaggio Giuliano che, in maniera un po’ supina, si adatta sempre più all’incarico affidatogli. Se ne scopre anche l’aspetto umano, direi più propriamente maschilista, in quanto il “nostro eroe” riempie le giornate di estenuanti incontri amorosi, fino a consolidare tre rapporti contemporaneamente con tre rispettive dame altolocate fiorentine. Sarà però una dolcissima francesina, Margherita d’Albany, appena diciottenne, a far precipitare Giuliano nel gorgo del vero amore e fra le braccia del più amaro dei destini. Stretto infine dal gioco sempre più difficile del “piede su due staffe”, in procinto di essere arrestato, inseguito dalla vendetta delle tre ex amanti, Giuliano, in una tentativo tardivo di virare verso una vita finalmente più matura, prenderà la decisione finale che lo porterà lontano da tutti e da tutto.

La sicura penna di Marcello Vannucci tratteggia uno spaccato della società fiorentina di grande presa descrittiva; l’ampio spazio dedicato alla trama viene compensato con belle pagine di indagine psicologica sui personaggi. I tanti rimandi a vie, piazze e palazzi cittadini lo rende godibilissimo soprattutto al pubblico fiorentino.

Non ci scordiamo infine che l’atavica sfida fra Guelfi e Ghibellini continua a gonfiare ancora oggi i cuori degli abitanti della città e allora vediamo un po’: ci schieriamo con Giuliano, fiorentino e apaticamente guelfo, o con il tetragono agente britannico in odore di veste ghibellina? Non sapete? Provate a pensare: – il mio nome è Altoviti, Giuliano Altoviti! – oppure: – my name is Bond, James Bond! – a voi la scelta!

Edizione commentata

Marcello Vannucci, Una spia per Caterina de’ Medici, Newton & Compton Editori, Roma, 1996

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it