fotoBARTALI 049La storia del ciclismo passa da Ponte a Ema, a cavallo tra Firenze e Bagno a Ripoli. Non solo perché quest’anno si sono celebrati i 100 anni dalla nascita di Gino Bartali. Ma anche per la presenza di un bellissimo museo che, intitolato a Ginettaccio, ripercorre l’epopea della bicicletta, dalle origini ad oggi.
Non è facile trovarla questa preziosità, colpevolmente poco conosciuta e ancor meno pubblicizzata. Ha sede nei locali del circolo Arci. Su una porta di legno che dà sulla strada abbiamo trovato un fogliettino scritto a penna con il numero di telefono di Andrea e di Marcello, che con passione e dedizione infinita mantengono in vita il museo. Con loro siamo saliti al piano superiore e da lì nel museo vero e proprio. Ci sono, soprattutto (e ovviamente), biciclette. Non solo da corsa ma anche da passeggio, quelle usate dagli ufficiali del Corpo dei Bersaglieri (con tanto di sciabola) e le biciclette da lavoro (una da arrotino degli anni ’50). Da un biciclo da corsa del 1874, con la ruota anteriore gigantesca e quella posteriore piccolissima, alla bicicletta ipertecnologica del ventunesimo secolo a nove velocità. E c’è anche la ruota lenticolare con cui, nel 1984, Francesco Moser ha raggiunto la velocità-record di 51,151 k/h. E poi foto, maglie, coppe, scarpini da corsa e scarponi da montagna, filmati, moltipliche, rocchetti, mozzi, ruote, raggi. Non manca nemmeno la famosa foto della borraccia che si scambiarono Coppi e Bartali. Secondo Marcello − la nostra guida ed enciclopedia vivente del ciclismo − non si trattava di una borraccia bensì di una bottiglia di plastica. Naturalmente, e non poteva essere altrimenti, fu Gino che la passò a Fausto. Siamo o no a Ponte a Ema?
Uno sguardo da uno dei finestroni e s’intravede la casa dove nacque Bartali nel 1914. Un po’ di commozione mista a ricordo: Oh quanta strada nei miei sandali/quanta ne avrà fatta Bartali/quel naso triste come una salita/quegli occhi allegri da italiano in gita/e i francesi ci rispettano/che le balle ancor gli girano/e tu mi fai dobbiamo andare al cine…/…e vai al cine vacci tu…  

 

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.