Qualche tempo fa, quando ancora non avevo raggiunto la fatidica età dei “perché” (almeno dal punto di vista linguistico), mi capitò di incrociare uno dei primi “vu’ compra’” che ovviamente aveva l’intento di vendermi qualche sua mercanzia.
– No grazie! Non mi serve niente. – Garbatamente rispondo. Ma l’altro, per niente scoraggiato, cortesemente insiste: – Perché non mi compri dei calzini?
– Ah! Di quelli poi ne ho a bizzeffe! – Controbatto nel contempo domandandomi se potesse mai capire certe nostre parole che solo a Firenze si usano (almeno così credevo).
Vi lascio immaginare la meraviglia quando lui mi dice: – Hai detto bi zef? Parli l’arabo?
Alla mia negazione compresi la delusione del mio improvvisato venditore, che già sperava di parlare nella sua lingua madre con un italiano.
Al di là dell’episodio, la cosa mi incuriosì (fu forse l’inizio della mia età dei “perché”?) e così iniziai a indagare: in arabo bi-zef vuol dire “in abbondanza” e già nel Medioevo si usava in Firenze questo termine con lo stesso significato, probabilmente appreso dai mercanti della Mezzaluna di lunga frequentazione.
Fra gli eruditi però l’etimologia è stata per lungo tempo discussa: in passato si riteneva derivante dall’acronimo latino bis – effe, usato per individuare la doppia effe apposta come abbreviazione di fiat (“sia” in latino) che i magistrati supremi romani usavano nelle loro ordinanze per concedere la grazia senza condizioni (appunto fiat, fiat) a dei rescritti che, chiedendola, ne erano meritevoli.
Di tale opinione era, ad esempio il linguista Paolo Minucci, come sostiene nelle sue note al Malmantile Riacquistato di Lorenzo Lippi.
I nuovi e più recenti studi hanno però optato per la derivazione araba (che corrisponde esattamente anche come significato, diversamente da quello romano che risulta più forzato), e così nel fiorentino c’è  un po’ di  maomettano.

 

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.