“Se questa muore, io divento concime per piante”. A dirlo è Vincent (John Travolta) riferendosi a Mia (Uma Thurman) in overdose. All’epoca si pensava che quella utilizzata da Quentin Tarantino in Pulp Fiction fosse una comune iperbole del classico “polvere sei e polvere ritornerai”, ma così non è, perché nella realtà c’è sempre qualcuno che riesce a spingersi oltre al senso figurato e a dare alle espressioni astratte una concretezza fin troppo “terra-terra”.

Katrina Spade, giovane architetto (architetta, in boldrinese) di Seattle, dal 2013 sta portando avanti la sua singolare battaglia eco-cadaverica. Le persone morendo provocano, a suo modo di vedere, un grave danno ambientale. In realtà non sarebbe la morte in sé a danneggiare l’ambiente, ma dannose sarebbero le attività connesse alla cremazione (rilascio di anidride carbonica) o alla sepoltura (rilascio di sostanze chimiche che si disperdono nel terreno).

Per Katrina è quindi essenziale trovare una soluzione per evitare un tale scempio ambientale. In epoca di economia circolare, anzi, l’ideale sarebbe poter trovare una soluzione che permetta anche di riciclare almeno in parte il corpo del defunto (denti d’oro a parte).

Bisogna essere mentalmente aperti per riuscire a trovare la soluzione giusta ad un simile problema, ma per fortuna Katrina Spade è un passo avanti rispetto al resto dell’umanità. La soluzione che ha individuato è perfino banale nella sua semplicità: compostare le salme e trasformarle in fertilizzante, con significativa riduzione di costi e di emissioni dannose rispetto alle tradizionali attività post-mortem.

In effetti è immorale che soggetti che già hanno emesso sostanze dannose per tutta la vita (chi più, chi meno) continuino a farlo anche dopo la morte. Una sorta di estrema beffa dalla quale è necessario difendersi.

Il compostaggio umano permetterebbe di non protrarre oltre la morte la dannosa attività di questi inquinatori.

Il vantaggio per i congiunti, affranti dalla dipartita del loro caro, è quello di poter ritrovare lo spirito del defunto nelle verdure, adeguatamente fertilizzate, del proprio orto. Se qualcuno avesse degli inspiegabili dubbi etico-antropofagici a mangiarsi un parente insieme ai pomodori, il caro estinto può sempre essere utilizzato come concime per le begonie.

Nel 2017 la forte opposizione della Chiesa cattolica non aveva permesso che l’illuminata proposta di autorizzare il compostaggio umano diventasse legge, ma per fortuna il 19 aprile 2019 la legislazione dello stato di Washington ha ufficialmente preso atto della validità dello Spade-pensiero. Si sospetta che un ruolo significativo l’abbia avuto la recente scoperta italiana, secondo la quale il corpo umano sarebbe costituito per il 90% di acqua. Alla fine, in sintesi, si tratterebbe di riciclare solo il 10% di materia solida.

Il senatore democratico Jamie Pedersen, promotore della norma eco-lungimirante, ha dichiarato di aver raccolto pareri entusiastici da parte dei suoi elettori, che a suo dire non vedono l’ora di diventare un albero o di avere una “differente alternativa per se stessi” (espressione degna di un politico nostrano). Pedersen, che ben conosce il forte impatto delle argomentazioni economiche sull’opinione pubblica, ha quantificato anche il risparmio che si otterrebbe optando per il compostaggio umano. La spesa media stimata sarebbe di circa 5.500 dollari, contro gli almeno 7.000 necessari per una tradizionale sepoltura (dati per il 2017 della National Funeral Directors Association). Il risparmio potenziale di 1.500 euro permette di meglio comprendere l’entusiasmo degli elettori di Pedersen alla prospettiva di trasformare i propri congiunti trapassati in gerani (o in crisantemi, volendo realizzare una sorta di continuità floreale con l’attuale malcostume delle cerimonie funebri).

Quando il governatore dello stato di Washington firmerà la legge da poco promulgata renderà ufficiale la norma che consentirà, a partire dal 1 maggio 2020, il compostaggio umano.

I produttori di bare e di urne cinerarie sudano freddo per la potenziale perdita di mercato, Nietzsche gioisce per averci visto giusto, Hitler si rivolta nella tomba perché gli hanno rubato l’idea e noi, francamente, ci chiediamo come nessuno abbia ancora potuto proporre un’assai più avveduto utilizzo delle salme come cibo per animali. Il processo di trasformazione del cadavere in fertilizzante, come quantificato da Pedersen, costa comunque diverse migliaia di dollari. Più economico sarebbe sminuzzare il defunto e darlo in pasto al gatto che, triste per la perdita del padrone, potrebbe in questo modo renderlo definitivamente parte di sé (con buona pace di Dario Argento, che aveva avuto l’idea all’epoca di Inferno).

Per alcuni soggetti, tra l’altro, diventare fertilizzante o cibo per animali potrebbe addirittura rappresentare l’apice della propria esistenza.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.