Firenze durante l’estate è uno spettacolo per la vista, il cuore e soprattutto le orecchie. Sempre in sella alla mia bici, qualche giorno fa seguendo una celestiale musica sono giunto in piazza Santa Trinita. A pochi metri dalla maestosa colonna di granito, nominata la colonna della giustizia, un ragazzo stava suonando un flauto traverso. Opere liriche, colonne sonore di celebri films e famose canzoni internazionali; il tempo sembrava essersi fermato per lasciare spazio solo a quei sessanta cm di strumento e alla soave musica che produceva. A terra accanto al piatto delle offerte un pezzo di cartone riportava scritto: “Only the music, no video, no photo please, thank you”. La mia curiosità scalpitava, solitamente gli artisti amano un po’ di pubblicità; volevo porgli qualche domanda, insomma lo volevo intervistare. Ho aspettato piacevolmente che terminasse di suonare e mi son avvicinato chiedendogli se potevo fargli qualche domanda per poi scrivere un piccolo articolo su di lui. Non era molto contento della mi richiesta, ma ho insistito; gli ho detto che anch’ io amavo la musica e che mi esibisco cantando. Dopo qualche momento di titubanza, mi ha risposto che si sarebbe fatto intervistare a patto di non scattargli foto e rivelare il suo vero nome. Per questo motivo lo chiamerò con il nome di fantasia Carl, tutto il resto è vero. Carl ha venti anni ed è nato a Sazenà un piccolo paesino della Repubblica Ceca. E’ stato adottato all’età di cinque anni dopo aver perso entrambi i genitori in un’incidente stradale. I suoi genitori adottivi non navigavano nell’oro e molte volte era costretto a lavorare dopo la scuola per aiutarli. Il rapporto con il padre adottivo è sempre stato difficile, era manesco e qualche volta lo ha picchiato. L’unica persona con cui amava stare era un amico della madre adottiva un ex professore di musica, il quale per anni gli ha insegnato a suonare il flauto traverso. La musica e questo strumento sono diventati la sua ragione di vita. Quando il padre adottivo si è reso conto della bravura di Carl lo ha obbligato a suonare per le strade per poi prendere tutti i soldi che riusciva ad accumulare grazie alle offerte che le persone gli lasciavano. Tutto questo è andato avanti per tre anni. Mentre mi raccontava la sua storia parlando in inglese, i suoi occhi sono passati dal buio e la disperazione, alla luce e la speranza. Un giorno ormai esasperato da quella vita ha cominciato a nascondere parte dei soldi che accumulava con le sue esibizioni, fino a quando è scappato dal quel padre che lo sfruttava, venendo in Italia. “Questa è la mia storia” – mi dice Carl – “non voglio foto e video perché ho paura di essere trovato da quel padre adottivo che non voglio rivedere più. Te l’ho voluta raccontare solo per dare speranza e forza a chi ne ha bisogno; se hai una passione forte va seguita, allora puoi fare tutto, anche cambiare la tua vita.”

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