Oltre la capigliatura di Paletta, le geometrie di Candreva ed esultanze troppo smodate per caviglie fragili. Oltre l’umidità di Manaus e l’euforia nazionale, che va sempre oltre schemi tattici ed effettivi meriti. Al di là di Italia-Inghilterra, di “chi ha fatto palo” e di Alan Shearer.
Mi prendo questo piccolo spazio per interessi personali, per parlare di una squadra che, quest’anno, aveva scritto www.tuttafirenze.it sulla propria maglietta.
Perché seguiamo il calcio per sognare. Perché con il pallone tra i piedi dovrei imparare a palleggiare meglio e a fare uno stop decente. Perché tredici anni fa esisteva una squadra di calcetto e quella stessa squadra fu rifondata, dopo un anno, per renderla più competitiva.
Ma che fine fanno gli scarsi, i reietti, i ciccioni o i troppo magri, quelli che vengono tagliati perché non tanto bravi? Quelli che non sono male, ma per una birra nel dopo partita? Decidono di fondare una squadra per conto loro. In una vacanza liceale verso l’Isola d’Elba, su quel treno che è diretto a Piombino, ma che sembra tanto verso Yuma, su uno sfondo di campi di grano e di rivincite, viene fondata la mitica Zeropunti. Perché se deve essere, tanto vale non deludere i propri tifosi fin dal nome. Pochi tifosi ma fedeli, che se ne sono andati e che ci saranno, che, se erano in due sugli spalti, erano tribune stracolme. Da Zeropunti a Rapid Garofano, perché a qualcuno piaceva l’idea di un calcetto da socialismo reale, dove le scelte vengono prese da un allenatore che, tra tutti, si ispira proprio a Novellino.
E dopo dodici anni, dopo tante sconfitte sul terreno di gioco, ma non fuori dal campo; dopo tanti panini dopo la partita, dopo tanti wurstel con sottiletta, l’abbraccio al fischio finale. L’abbraccio che nessuno potrà mai dimenticare.
Al di là dei ricorsi, dei corsi e dei ricorsi storici. Al di là di trasferte invernali, piedi rotti e spalle lussate. Oltre l’albo d’oro: la coppa, sul campo, l’ha vinta il Rapid.
Perché “noi vinciamo perché esistiamo. Voi esistete perché vincete”.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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