“Là dove c’era l’erba ora c’è una città…”. Ci risuona in testa questa famosissima canzone (che tra l’altro compie mezzo secolo proprio quest’anno) tutte le volte che guardiamo quello spazio vuoto davanti alla nostra terrazza. Ma ci vengono in mente anche altre parole. “Là dove c’era una scuola adesso c’è… E qui c’interrompiamo. Per forza. La nostra canzone finisce perché ora dove c’era la scuola non c’è quasi più niente. Al centro di tutto un’inquietante voragine. La vetusta Dino Compagni ha definitivamente finito di esistere. Verrà sostituita da una nuova scuola molto più bella e funzionale, che dovrà servire, nelle idee di progettisti e amministratori, come punto d’incontro per tutto il quartiere. Un’idea di scuola che non spenga le luci e chiuda le porte alle due del pomeriggio. Una bellissima idea, ma tutta da inventare e da far digerire a chi invece la pensa ancora in modo diverso.

DENTRO_IL_POSTComunque anche il niente (o quasi niente) ha una sua strana bellezza. Forse perversa, ma molto più attraente di quel cubo grigio e sporco che era ormai diventata la scuola negli ultimi mesi di vita. Amianto (ma molti non lo sapevano), ruggine, strisce di umido sulle pareti esterne. I troppi anni apparivano in tutta la loro crudezza. Invece quello che è rimasto ancora in piedi dà un’idea di fascinosa decadenza. Il palo che sorreggeva la rete è rimasto solo a presidiare quello che prima era un triste campo di pallavolo. Potrebbe essere scambiato per un’installazione d’arte moderna. Le scale dell’ingresso sono ancora lì. Naturalmente l’entrata non c’è più. E allora dove portano? Organizziamo un set per un film sui misteri dell’esistenza. Tipo, dopo che cosa ci aspetta? Le scale come metafora della vita. Da un libro di Stephen King (ha scritto così tanto che qualcosa si trova di sicuro). Ma la cosa più bella (e anche più inquietante) rimasta in piedi è di sicuro una bizzarra costruzione adagiata proprio sull’orlo della voragine. Un parallelepipedo di cemento, con ai lati i solai di quelle che erano stanze. Ora senza le pareti. Guardandoci dentro si vedono gli alberi che nascondono la collina di Fiesole. Al centro due porte. Chiuse. Siamo rimasti a guardare per molti minuti in attesa che qualcuno aprisse e si decidesse a uscire. Oppure a entrare. “E quella scuola in mezzo al verde ormai dove sarà…”.

R.I.P. vecchissima Dino Compagni.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.