futuroHo conosciuto Marty McFly nell’età in cui mi drogavo pesantemente di caramelle gommose Haribo a 50 lire l’una e passavo le giornate a sfuggire ai tentativi di violenza dei bullitestedicazzo della scuola media, tentativi in cui io e altri sfigati della scuola recitavamo sempre la parte delle vittime. E quando Marty, facendo un acrobazia con il suo Skateboard, riuscì a riempire di concime la macchina di Wilson dando una lezione a lui e ai suoi amici prepotenti, mi comprai uno skate pensando di poter fare lo stesso. Ero eccitato. Ma trovai solo nuovi modi per farmi dei lividi senza riempire la macchina di merda a nessuno. Purtroppo.

E mi capita spesso, quando vedo uno su un palco con la chitarra, di aspettarmi che dica una cosa tipo: “Questo è un pezzo un po’ vecchio, beh, ecco, è un pezzo un po’ vecchio dalle mie parti”. Oppure nei parcheggi di notte guardo sempre i furgoncini con sospetto, anche se non mi saprei spiegare geopoliticamente perché dei terroristi libici dovrebbero essere appostati nella periferia di Firenze per rapirmi. Però non mi rilasso lo stesso. E perché mi ricordi a memoria tutte queste cose di Ritorno al futuro, e anche perché ce le ricordiamo un po’ tutti, non so spiegarmelo.

Però mi ricordo che una volta parlando con un bambino delle scarpe che stava buttando via gli chiesi se gli dispiacesse, in fondo erano delle scarpe che avevano dei led luminosi che facevano dei lampi quando camminava, io non le avrei buttate ma lui mi rispose: “Sì sono veramente belle ma non mi ci entrava più il piede”.

E molti film che abbiamo visto sono semplicemente come quelle scarpe, erano divertenti e emozionanti quando sono usciti, pieni di led luminosi, ma ora non ci entriamo semplicemente più e allora abbiamo finito per dimenticarcene, molti ma non Ritorno al futuro.

Perché non aveva la patina edulcorata dei film per ragazzini, l’adolescenza di Marty era vera, come quella dei Goonies, e come quella degli adolescenti di tutte le generazioni: fatta di allusioni al sesso e di genitori impacciati di cui vergognarsi. Era l’epoca in cui Zemeckis e Spielberg non si prendevano troppo sul serio e realizzavano film commerciali e dissacranti allo stesso tempo, film che piacevano ai nerd e ai bulli che li tormentavano, che sfottevano l’ignoranza e l’ostilità di un paese verso la scienza e allo stesso tempo riempivano le sale. E con il personaggio di Marty McFly hanno raccontato la rivincita affettuosa dell’adolescenza sull’età adulta, del presente sul passato e la sua pretesa di dover insegnare sempre qualcosa. 

E oggi, forse da qualche parte a Hill Valley, il Dottor Emmett Brown e Marty McFly arriveranno a bordo della De Lorean. È il 2015, il 3D è tornato davvero di moda, le lattine sono sempre a forma di lattina, la Fiorentina è prima, ci sono i tablet e gli schermi piatti ma le macchine non volano, anzi, chissà cosa penserà Doc quando scoprirà che noi cittadini del 2015 siamo così concentrati sulle buche delle strade da non sognare quasi più il futuro.

“Doc, devi prendere più rincorsa. Non abbiamo abbastanza strada per arrivare a 88 miglia orarie”.
“Strade? Dove stiamo andando non c’è bisogno di strade!”

(Visited 237 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.