Il problema con i film dei supereroi è che, diciamocelo, sono tutti uguali. Probabilmente ai registi dei film Marvel hanno dato una specie di schema tipo: all’inizio il nostro eroe è antipatico e arrogante, poi gli succede un qualche tipo d’incidente o disgrazia e finisce solo e disperato, allora cerca qualche soluzione per tornare a essere un tipo di successo tipo bere pozioni nucleari o accettare cure miracolose e pam! Gli vengono i superpoteri. Però continua a essere un tipo antipatico e arrogante, anzi di più perchè ora ha dei superpoteri, e allora li usa male e finisce che le prende dal cattivo di turno e finisce ancora più solo e disperato. Qui inseriamo un cameo di Stan Lee. Allora il nostro supereroe diventa umile e si mette a riflettere sulla caducità della vita (questa è una citazione del Professor X) e diventa un eroe buono e aiuta un po’ di persona e quando finalmente incontra nuovamente il supercattivo lo spezza in due come solo Rocky con Ivan Drago. Fine. Scena dopo i titoli di coda.

Ecco. Logan non è un film di supereroi come tutti gli altri, perchè Logan è il più umano degli “idioti in calzamaglia”, come li chiama lui. E i superpoteri non lo hanno trasformato in uno stereotipo: beve per sopportare i pensieri, è rinchiuso nei suoi tormenti e nei suoi ricordi, ha paura di legarsi a qualcuno, ha paura di fare del male, si sente in colpa e solo. E il film di James Mangold strappa lo schema Marvel e mescola i generi e le storie. Logan è l’inizio e la fine di una religione, quella degli X-Men, ma forse non solo. È il racconto di un paese perduto, di confini fatti per essere superati, del sogno di partire per arrivare in un paese che ti accoglie e non ti da la caccia. Parla di morte e di malattia e di come ci si sente inadeguati di fronte a eventi irreversibili che fanno del male alle persone che amiamo. È un film che mescola Mad Max ai film western e tira fuori il racconto malinconico di un mondo malato come il nostro. E alla fine di tutta questa roba però parla solo di Logan. Di Logan che si prende cura di un “padre” malato, Charles Xavier, con l’amore e la rabbia e i sensi di colpa di un figlio che non ha rispettato tutte le aspettative. E di Logan padre della piccola Laura, e di quanto amore ci vuole per essere genitore di un figlio capace di fare del male. E poi, soprattutto, c’è sangue, tanto sangue.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.