Io ce lo vedo Dio, ovviamente nei giorni in cui non sono ateo, che a dire il vero sono molti pochi, a guardarci divertito dall’alto. Se l’ha inventata lui questa storia della famiglia, allora adesso deve essere da qualche parte che guarda miliardi di persone egoiste e con bisogni completamente diversi cercare di convivere dentro minuscoli appartamenti, o capanne, o iglii (plurale di igloo) facendosi del male per la maggior parte del tempo. E la parte che deve divertirlo di più deve essere sicuramente quella in cui i figli diventano adolescenti e poi adulti e cominciano a sentirsi stretti dentro le mura di casa e finiscono involontariamente per ferire e ferirsi cercando un proprio posto nel mondo che non sia più la casa e la famiglia dove sono cresciuti.

Come Paula Bélier, che ha sedici anni e vive da qualche parte in Francia dove il cielo confina direttamente con l’erba. Paula ha miliardi di cose da dire nella sua testa, miliardi di cose da cantare con la sua voce, desideri segreti dentro la pancia, solo che in casa sua nessuno sembra capirla, così si chiude in camera ad ascoltare sdolcinate canzoni francesi racchiusa tra due pacchiane cuffie rosse. E piange, urla, e più piange e urla e più cresce dentro di lei la sensazione che nessuno nella sua famiglia riesca a capirla.

Éric Lartigau parte proprio da qui, mette la telecamera dentro le mura di una famiglia qualsiasi, nei silenzi a cena con la tavola mezza apparecchiata, nelle colazioni dopo le urla della sera prima, ma lo fa con ironia e dolcezza, come solo certi film francesi sull’adolescenza riescono a fare. Si ride spesso, anche delle incomprensioni, in alcuni momenti davanti a tanta normalità che scorre sullo schermo si finisce per sentirsi dei guardoni ma il punto è proprio qui. La Famiglia Bélier è una famiglia normalissima che avrebbe potuto vivere in una capanna o in un igloo, ma come tutte le famiglie avrebbe avuto genitori in difficoltà davanti alle urla silenziose dei propri figli adolescenti.
E il fatto che i genitori di Paula siano sordomuti è solo un dettaglio, un piccolo insignificante dettaglio che ti fa uscire dal cinema con la convinzione di non aver mai ascoltato o parlato prima. Con la convinzione che siamo tutti sordomuti e che solo nel momento in cui capiamo davvero di esserlo riusciamo ad ascoltare e a farci capire un po’ di più. 

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Fonte foto: imdb.com

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.