“Parli con me, parli con me” “E i’ che si dice?”. Levante è alla stazione, ha appena scoperto che la ‘shpagnola’ non voleva partire, ma solo andare a prendere il suo fidanzato. Era corso lì per fermarla, ma vede Caterina abbracciare un altro uomo, e allora improvvisa un saluto ad un signore sul treno. “Vaiavaia tu se’ tutto scemo”.

La stazione è quella di Santa Maria Novella, e Leonardo Pieraccioni si trova al binario, ma oggi Levante non avrebbe potuto dire “non partire, non partire”. E non solo lui, perché alla stazione centrale di Firenze ai binari, quelli dei treni veloci e costosi, per ora, si può accedere solo col biglietto.

Una misura presa per contrastare quello che viene definito “accattonaggio molesto”, in quelli che vengono definiti anche “assalti”. Lungi da me sminuire una situazione comunque difficile, assalti o non assalti, sentenziando frasi da slogan o nascondendomi dietro la bandiera dell’anti-razzismo, senza cercare di comprendere a fondo la situazione. Però, come si fa a non restare straniti quando ad un problema si pensa di poter trovare soluzione con una transenna? Episodi di violenza e aggressione, qualora si verifichino, non sono certo ammissibili, ma tra transenne e vigilanti pronti ad intervenire se qualcuno insiste un po’ troppo nel chiedere uno spicciolo, il limite lo sappiamo individuare? Quel limite entro cui si sta contrastando un reato, e non creando una psicosi che va a colpire chi è in difficoltà, trasformandolo in nemico.

Parlare è facile, ma d’altronde avere un’opinione è la base da cui partire per capire come poter risolvere un problema. Sempre che la concezione di problema sia la stessa per tutti, così come quella di vittima. Per me, ad esempio, se un mendicante mi chiede qualche spicciolo, insistendo due o tre volte, la persona da tutelare non sono io, ma lui. Io i soldi per un panino nel portafoglio li ho.

La vorremmo tutti una città sicura, ma in quella che voglio io i problemi non sono risolti quando non si vedono più, in quella che voglio io posso andare a prendere un amico alla stazione.

https://www.youtube.com/watch?v=3cNHAkUhiH8

 

Parlare è facile, ma pensare solo a se stessi lo è ancora di più.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.