Ogni volta, quando me ne sto seduto nervosamente sul sedile di un aereo, ascolto le istruzioni delle hostess su come dovrò salvarmi la vita se l’aereo su cui sono seduto dovesse cadere da un altezza di circa diecimila metri. E la parte che mi colpisce ogni volta è quella che riguarda gli adulti seduti accanto ai bambini. In caso di problemi la prima cosa che devono fare è indossare la propria mascherina, le hostess sono chiare su questo, e solo dopo metterla al bambino che hanno seduto accanto. Non devono pensare prima alla persona più debole. Prima devono salvare se stessi, altrimenti non saranno di aiuto a nessuno.
Ogni volta penso a questo consiglio da hostess, mi chiedo quante volte nella vita non ci riusciamo, quante volte ci facciamo trascinare affondo dalle persone che amiamo e che vediamo soffrire, quante volte cercando di mettere la mascherina per l’ossigeno a qualcuno finiamo per soffocare.
Lo so, probabilmente, nel caso che l’aereo su cui viaggiamo dovesse schiantarsi su una vetta dolomitica quella mascherina servirebbe a poco, ma il rapporto che esiste tra un genitore ed un figlio è pieno di momenti in cui qualcuno deve mettersi la mascherina per primo. Come nella storia di Joe e Gary nell’ultimo, bellissimo e straziante film di David Gordon Green, appunto, Joe. La storia di un ex carcerato che passa le proprie serate cercando braccia a pagamento che lo stringano un po’ e quella di Gary, un quindicenne figlio di un alcolista e di una madre incapace di difenderlo dal mondo. Joe e Gary non sono padre e figlio, ma sono soli e seduti sullo stesso aereo che sta precipitando. La loro storia è la storia di come si può rimanere in vita precipitando da diecimila metri di altezza se chi ti sta seduto accanto riesce a non farsi prendere dall’istinto e non finire asfissiato insieme a voi.
Intorno a loro le foreste del Texas devastate dalla siccità e dagli incendi. Carcasse di alberi e paesaggi desolanti. Come nel bellissimo Prince Avalanche il Texas di Gordon Green è nuovamente senso di colpa e redenzione, odio e affetto, incendio e pioggia. Tutto quello che sembra passare per la testa del regista e davanti agli occhi degli spettatori durante le due ore del film è il dolore delle persone che ci circondano e tutto quello che possiamo tentare di fare per cercare di salvarle. E i personaggi dei film di Gordon Green non sono eroi che hanno la soluzione nella tasca della camicia di flanella, ma semplicemente alberi che cercano di difendersi dal vento, dal fuoco e dalla siccità. Alberi che cercano di restare in piedi, nonostante tutto, anche se intorno a loro le cose non vanno per i verso giusto e c’è chi muore bruciato o soffocato. E non perché sono insensibili, ma perché queste sono le istruzioni.
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Fonte foto: imdb.com

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.