Il premio Nobel per la letteratura 2016 è stato attribuito a Bob Dylan, per aver “creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana”. Il valore di questo riconoscimento va al di là del merito, indiscusso e indiscutibile, dell’opera di Dylan. È un’ulteriore (autorevole) conferma di ciò che in molti sostengono da sempre: la musica non è la “sorella povera” della poesia, ma è un’espressione alternativa della poesia intesa in maniera tradizionale.

Il testo di una canzone può avere il medesimo valore artistico di una poesia; la musica può aggiungere al contenuto poetico testuale un ulteriore livello di fruizione.

È banale evidenziare che non tutte le canzoni sono poesie, anzi probabilmente lo sono solo una minoranza; ma è altrettanto banale sottolineare che esistono molte poesie dal valore artistico quanto meno discutibile.

Oggi Dylan ha ottenuto quello che forse è il più alto riconoscimento che si possa tributare alla sua opera. Nel 2008 la vittoria del Premio Pulitzer alla carriera aveva avuto una motivazione (“per il profondo impatto sulla musica e la cultura popolare d’America, grazie a composizioni liriche dallo straordinario potere poetico”) che sottolineava sia la valenza culturale e sociale che il valore poetico, ponendo anche enfasi sul ruolo (fondamentale) avuto da Dylan nel movimento di protesta degli anni sessanta, oltre che sulla opera poetica vera e propria. Con la conquista del Premio Nobel è l’opera di Dylan ad essere enfatizzata, rispetto al ruolo avuto del suo autore nella cultura americana (e non solo) degli ultimi cinquant’anni.

Non è un caso che all’inizio della sua carriera Robert Allen Zimmerman, dovendo scegliersi un nome d’arte, abbia optato per Dylan, anche se ha sempre smentito che il riferimento fosse direttamente al poeta Dylan Thomas (senza peraltro fornire mai altre motivazioni per la scelta). La poesia era parte essenziale della sua formazione e sarebbe diventata parte essenziale della sua produzione artistica (non l’unica, visto che come molti grandi, Dylan è cimentato anche in altri ambiti, come la scrittura, la pittura e la scultura).

L’ironia del destino ha voluto che il premio arrivasse nel giorno in cui è scomparso Dario Fo, un altro premiato con il Nobel per la letteratura decisamente atipico.

 

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.