Come ogni fifona terrorizzata dal buio, ho sempre avuto una gran paura dei ladri, fin da quando ero piccola, e al minimo rumore mi ritrovavo in piena notte ad occhi spalancati. Non che ora sia cambiato molto, capita ancora che mi svegli per la pioggia sul lucernario e che mi addormenti solo a luce accesa. Non è mai successo che qualcuno entrasse in casa mia per rubare, e non mi sono mai trovata a temere che qualcuno mi facesse del male. Se aprissi gli occhi e vedessi qualcuno in camera mia non so cosa farei. Penso che urlerei, sarei terrorizzata, forse impietrita. Sicuramente non gli sparerei, anche perché non ho una pistola.

Io lo so da che parte stare, ma non ha molta importanza, perché a farmi paura non è mai una persona sola, ma tante, che tutte insieme urlano, o scrivono. A preoccuparmi non è il signore che ha premuto il grilletto, ma chi incita ad armarsi, a sparare, ad uccidere. Mi fa molta paura sentire molte persone parlare con così tanta leggerezza di togliere la vita a qualcuno, confondendo il furto con l’omicidio. Quando c’è di mezzo la morte, mi sembra più che doveroso fare una distinzione tra chi ruba e chi aggredisce, perché non in tutti i furti il ladro è pronto a fare del male. Chi ruba non è una brava persona, ma non è un assassino, e non penso meriti di morire se è entrato in casa mia per rubare e non per aggredirmi. Si tratta di uccidere, di spengere l’esistenza di una persona, e mi sembra che si sia perso di vista l’imponenza di una cosa del genere. Scrivo un articolo su un incendio al campo nomadi e leggo commenti che fanno rabbrividire, scritti forse dalle stesse persone che si appellano alla tradizionale famiglia cristiana per respingere i matrimoni tra omosessuali, e magari all’importanza della vita contro l’aborto. Quando a nove anni un catechista pretendeva di insegnarmi a vivere con dieci regole dettate da un dio, tra quelle non c’era anche non uccidere? A cosa volete credere?

L’idea che qualcuno possa entrare in casa mia, e arrivi a farmi del male, mi fa paura. Ma mi fa molta paura anche una folla che grida di uccidere.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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L’appartamento