Frequentare la facoltà di Lettere e filosofia a Firenze, anzi, la nuova Scuola di Studi umanistici e della formazione – ti accorgi che sei all’università da troppo tempo quando i nomi delle facoltà cambiano sotto i tuoi occhi – mette in difficoltà non solo davanti a domande cattive e complesse come “Perché?” ma anche ad un semplice “Dove?”, a cui una sola parola non basta per rispondere. Se sei pignola e vuoi evitare un sommario“Piazza Brunelleschi”, ecco che ti trovi a sciorinare una serie di indirizzi che nell’arco di un paio di chilometri racchiudono la tua vita universitaria. Tra le guerre mondiali e Cicerone non ci sono secoli, ma metri. Novecento, per la precisione, ovvero quelli che separano piazza Brunelleschi da via San Gallo. Corsi di storia, letteratura o filosofia si trovano in ogni piano di studi, quindi gambe in spalla, perché nella grande famiglia di Lettere tocca spostarsi, ma niente paura, perché tra una camminata e l’altra ci sono dei luoghi ad hoc per riposarsi. Forse ci mancheranno sapone nei bagni e prospettive lavorative, ma c’è una cosa in cui non siamo secondi a nessuno: i chiostri.
A Lettere il caffè si prende in esterna. In pole position c’è il chiostro della sede centrale in piazza Brunelleschi, il più grande, in cui a tutte le ore c’è qualcuno sulle panchine che prende un caffè e inganna il tempo tra le lezioni. Dal chiostro centrale e dalla sua aria vivace, colorata e confusionaria si passa al dipartimento di Lingue di via Santa Reparata, dove il chiostro è più anonimo e meno accogliente, fatto più che altro per il caffè del quarto d’ora accademico. Il più bucolico dei chiostri è anche quello più piccolo e defilato, dove l’erbetta si fa più invitante nei giorni di primavera: è in via San Gallo ed è il luogo di ristoro degli studenti di Storia, molto più seri e precisi del frequentatore tipo di piazza Brunelleschi. Per scovare il chiostro della sede di piazza Savonarola ci vuole un po’ di esperienza. Dal bagno del piano terra si sbuca in un angolo pieno di piante ma scarno di vita sociale (chissà se è permesso andarci ora che ci penso). Vita sociale che aumenta ogni giorno di più nell’ultimo arrivato nella famiglia dei chiostri umanistici, quello della sede nuova di zecca di via Gino Capponi.
Da poco a Lettere possiamo finalmente avere muri intatti, bagni splendenti, e un chiostro nuovo pieno di sassi che si spera possano essere presto sostituiti da praticello e panchine, elementi irrinunciabili per ogni universitario che si rispetti. Insomma, questa Facoltà dislocata e imperfetta è quello che mi sono scelta anni fa. Ma, senza lasciarsi andare a facili sentimentalismi, le sedie tutte diverse e i riscaldamenti un po’ assopiti me li prendo tutti, se vogliono dire che ogni giorno posso camminare per il centro di Firenze e viverlo davvero. Mah sì, me lo tengo l’intonaco sbucciato, se quando alzo gli occhi vedo la Cupola.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.