Novoli è uno dei quartieri che ha subito molti cambiamenti nel corso degli anni. Nata come periferia, abitata in maggioranza dalla classe media bassa, negli anni ’70-’80 era a tratti protagonista di episodi criminosi: spaccio di stupefacenti e contrabbando di auto rubate. Nel corso degli anni le nuove costruzioni e l’impegno del comune hanno fatto di questo quartiere una zona sicura e residenziale. Il polo universitario, il parco del San Donato, le strutture commerciali, la palestra, il cinema multisala e infine il nuovo Palazzo di Giustizia. Durante il giorno il quartiere con i suoi due lunghissimi viali – viale Guidoni e via di Novoli – è molto trafficato. Le due vie sono ben collegate tra loro da una pista ciclabile, che giornalmente percorro. Al calare del sole sono proprio queste due grandi vie che si trasformano nello scenario di una trasmissione cult degli anni ’80: Colpo grosso. A differenza del famoso show, dove i partecipanti attraverso un quiz spogliavano delle bellissime ragazze, qui si tratta di un vero mercato della prostituzione. Viale Guidoni ha inizio dall’uscita dell’aeroporto di Peretola e termina davanti agli alloggi universitari. Circa 1,5 km di asfalto. In pratica un lungo “servizio hot” che si prenda cura del passeggero appena atterrato nella nostra città, fino allo studente a Firenze per studio. Anche la via parallela, via di Novoli, vede una concentrazione massiccia di signorine appostate pronte a fornire i propri servigi. Pedalando in bici, mi pongo nella posizione immune di usufruire di tali servizi ma la mia curiosità mi ha portato a fermarmi da una di loro per porgli qualche domanda. Inizialmente la titubanza di questa ragazza era forte, soprattutto vedendomi sopra una bici dal telaio color argento, i pedali verdi e alcuni particolari fuxia. Dopo qualche minuto di esitazione e diffidenza, Ana Paola, diciottenne di nazionalità brasiliana si lascia andare e comincia a parlarmi. Nei suoi occhi, la luce di vita che dovrebbe essere tipica di una ragazza della sua età sembra lontana, quasi spenta. È arrivata in Italia da circa un anno e mezzo insieme alla sorella maggiore. Per qualche mese sono state a Torino, dove ha lavorato in un bar come cameriera, mentre la sorella in una discoteca come ragazza immagine. Dopo il misterioso licenziamento di quest’ultima, decidono di trasferirsi a Firenze. La sorella maggiore, le confessa di aver deciso di venire nella nostra città per mettersi in proprio, prostituendosi. Da lì a poco anche Ana Paola decide di seguire la libera professione della sorella. Mi dice che guadagna bene; in venti minuti quello che percepiva lavorando dieci ore come cameriera. Dopo i brevi ma intensi minuti della nostra chiacchierata, si accosta qualche metro distante da noi, una Mercedes nera. Ana Paola mi dice che deve andare; è un cliente aficionados. Si mette un po’ di rossetto fuxia sulle labbra, senza neanche guardarsi allo specchio, si sistema la verde minigonna -molto mini e poco gonna – e in cima ai suoi tacchi color argento si dirige verso il suo cliente affezionato. Non mi resta che rimontare in sella alla mia bici tinta degli stessi colori di Ana Paola.

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