New York City è semplicemente troppo.

Questo articolo potrebbe finire qui…Non c’è molto altro da aggiungere. Pensate a una qualsiasi cosa animata o inanimata, pensate a un qualunque aggettivo, uno a caso: qui a NY è sicuramente di più! Più grande, più rumoroso, più stravagante, più spazzatura, più gente, più lingue, più cibo, più macchine, più alto, più luminoso, più spettacolare, più povero, più ricco, più alla moda, più senza tetto, più costoso…
Ah…più costoso! Tutto è più caro qui: bottiglia di acqua 7 dollari, due bicchieri di vino 25 dollari, biglietto per l’autobus 2 dollari e mezzo ( ad Austin 1!!), e potrei continuare all’infinito.
Ho sicuramente un rapporto di amore/odio con questa città. NY è affascinante e stimolante, è la terra delle opportunità, delle idee e degli incontri, ma è anche un “trita umanità”, è crudele, spietata, ti sovrasta e non aspetta … E mi viene in mente la celeberrima frase cantata da Liza Minnelli in New York New York: “If I can make it there, I’ll make it anywhere” (“se riesco a farcela li, posso farcela ovunque”) perché per sopravvivere a NY ci vuole un po di scorza, ci vuole “la pellaccia” e l’andar dritti per la propria strada con i gomiti alti per farsi largo.
La parte che detesto di NY è Times Square, che è la piazza che si vede in TV a capodanno dove la gente si riunisce a brindare, per intendersi; nella zona di Times Square e Broadway si trovano i più famosi teatri di musical, un tempo preposti alla diffusione della cultura, oggi per lo più sommersi da show di bassa lega ed alto potere commerciale.
Sono convinta che Dante in un attimo di chiaroveggenza si riferisse proprio a questa parte di mondo quando descriveva i suoi gironi infernali! Un crogiolo di umanità che cammina senza sapere dove andare, attratta da lucine, suoni e frastuoni, narcotizzata e alla ricerca di qualcosa che non sa cos’è, spendendo soldi che non ha, comprando cose di cui non ha bisogno. Uomini e donne che vagano approdando al centro della terra dove il diavolo, sotto forma di schermo pubblicitario, li acceca e li sottomette, facendoli inginocchiare di fronte a sè in questo tempio del consumismo e delle multinazionali.
Io personalmente mi tengo alla larga da tutto ciò e vado a farmi una passeggiata a Central Park, fra scoiattoli grassi che si rincorrono, coppie di anziani che passeggiano per la mano, giovani che fanno jogging, mamme coi passeggini, gente che legge libri e carrozze trainate dai cavalli…
Oppure mi sposto nel Greenwich Village o nell’East Village che sono le due zone nella parte sud di Manhattan rispettivamente ad Ovest ed Est, dove gli edifici sono più bassi, le strade un po’ più strette, il ritmo un po’ più umano e dove il sabato e la domenica mattina le strade si riempiono di venditori (più o meno autorizzati) che mettono il loro tavolo per strada e vendono vestiti, scarpe, vinili, collane, quadri, borse, vecchi elettrodomestici e cianfrusaglie tirate fuori dai loro scantinati.
La cosa per me irresistibile però è che NY non ti annoia mai! Puoi viverci una vita o passarci qualche ora di tanto intanto, e ne scoprirai sempre una nuova che non sapevi, ci sarà sempre qualcosa che ti sorprende: un angolo di strada appartato, un nuovo bar, una nuova moda o un amico che incontri per caso…
Insomma in NY c’è per tutti i gusti e non si può non amarla e non si può non odiarla!

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Giulia Millanta

Giulia Millanta e’ una cantautrice fiorentina.
Per anni ha suonato nei migliori clubs e festival di tutta Italia, ha partecipato per 4 anni consecutivi all’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, vincendo inoltre il premio carisch come miglior chitarrista e cantautrice nel 2010.
Ha condiviso il palco con artisti come Mary Gauthier, Andy White, Joe D’Urso, Willie Nile e molti altri..
I suoi numerosi viaggi e tours (Inghilterra, Spagna, Olanda, Germania, Stati Uniti) l’hanno portata con il tempo in contatto sempre più’ ravvicinato con la scena musicale statunitense.
Lo scorso anno si è trasferita ad Austin, Texas inserendosi rapidamente nella comunità musicale della capitale mondiale della musica dal vivo.
Ha all’attivo 4 dischi solisti: Giulia and the Dizzyness (2008), Dropping Down (2011), Dust and Desire (2012) registrato ad Austin e co-prodotto con David Pulkingham e “The Funambulist” (2014), una ricerca musicale sull’arte dello star in bilico fra diverse realtà, linguaggi, domande sulla vita, la morte, l’amore e tutte quelle altre “cosette” che occupano il nostro quotidiano.

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Vita da sardine

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Road trip