bocce“O con le buone o con le cattive, comunque questa cosa sarà risolta”. Così si potrebbe definire la nostra locuzione.
I linguisti non ci dicono che tali termini siano prettamente di origine fiorentina, limitandosi solamente ad asserire che questa espressione è molto usata nel centro nord.
Il termine riffa era, nel nostro linguaggio, molto usato ed ha il significato di violenza, di prepotenza; da qui anche il sostantivo “riffaiolo”, cioè di colui che agisce e ottiene cose ad ogni costo senza porsi regole (Machiavelli direbbe “il fine giustifica i mezzi”), ma anche di colui che vanta una propria prosopopea utile a risolvere ogni cosa che gli necessita.
Per onore del vero con riffa si definiscono anche delle lotterie private che vedevano come premio un oggetto di valore.
Lotteria in spagnolo si dice, per l’appunto “rifa”, trasformata dai libici in “riffa”. Certo tale spiegazione etimologica poco si lega con il nostro “riffaiolo”, sempre pronto nelle zuffe ovvero nelle risse che, in comune con le lotterie, possono avere tra i partecipanti una certa concitazione, la confusione che ne consegue all’incerto esito della vittoria. Insomma il caos.
A correre in soccorso di quest’altra tesi ci sono alcuni autori che assegnano la paternità partenopea a “riffa” col significato di confessa, baruffa.
Viceversa per “raffa” alcuni studiosi affermano che questa derivi dall’antico verbo raffare (ossia afferrare, strappare con violenza).
Se ciò fosse, la locuzione usata non designa due distinti metodi di risoluzione, bensì entrambi si riferiscono ad un modo violento e prepotente.
La cosa però non convince: manca l’arguzia che hanno tutti i detti popolari. Probabilmente i linguisti sono stati troppo accademici; ma ecco che ci viene in aiuto un’antichissima disciplina agonistica, conosciuta fin dai tempi dei greci e dei romani e che oggi, almeno in molte parti d’Italia è relegata ad un semplice passatempo al pari del gioco delle carte: le bocce.
Chi pratica questo sport ne conosce il gergo usato nelle giocate, tirare piano per avvicinarsi al pallino ha un nome, se si cerca di colpire un altra palla per eliminarla sappiamo che si dice “andare a boccia”, ma anche in questo caso vari sono i metodi, tra cui uno è detto “tiro di raffa”. Questo colpo è particolare perché si deve dichiarare all’arbitro i pezzi che si intende colpire. Eccolo il sinonimo che calza a pennello. Raffa, ossia dichiarare le proprie intenzioni al contrario del riffa che non ammette regole.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.