colonnina_elettricaDalla mattina alla sera sono scomparse. Le colonnine di ricarica per i veicoli elettrici sono ora mimetizzate sotto fogli di cartone ondulato scocciato (tenuto insieme con lo scotch). Buffi totem lungo i marciapiedi della città. Giacciono lì, da mesi. Alcune con il cartone divelto dalla curiosità della gente e dalle intemperie. Aspettano che qualcuno si decida a ridare loro una vita propria: quella di chioschi in cui, invece che il pieno di benzina, si fa il rifornimento di watt. Tutti sappiamo − anche se nascondiamo la testa sotto la sabbia come gli struzzi − che la mobilità del futuro dipenderà anche dall’elettricità, se l’umanità non vuole essere seppellita dalle polveri sottili e soffocata dal biossido d’azoto. Anche la recente “vicenda Volkswagen” ci conferma, per esempio, che i motori diesel sono una delle più letali fonti d’inquinamento atmosferico. Non per niente i tecnici tedeschi avevano deciso di barare, data la difficoltà di far rientrare nelle stringenti direttive antinquinamento perfino i propulsori di ultima generazione. E non per niente le grandi città europee (italiane escluse) hanno dichiarato guerra al gasolio. Per tutto questo l’argomento motori elettrici è tornato prepotentemente alla ribalta.
Il limite attuale di questi motori è la loro autonomia. Insomma, con un pieno si fa poco strada. Ecco allora la necessità di disporre di colonnine di ricarica a cui attaccarsi con una semplice spina. Già, ma se sono così utili perché incartonarle? Sembra − ma non ne siamo certi e quindi aspettiamo conferme − che la distribuzione dell’elettricità fosse un tempo gratuita. Poi, visto che per qualcuno non è giusto che la comunità paghi il pieno di qualcun altro, è stato deciso che va pagata. Le colonnine sarebbero state incartonate in attesa che qualcuno (chi??) decida cosa fare. Per questo, se vedete delle persone che spingono faticosamente il loro motorino dentro il portone di casa, non dovete pensare che siano matte. Probabilmente lo stanno portando in salotto a fare il pieno.

P.S. Un encomio a questi benefattori che provano a rendere questa città meno avvelenata. L’area di Firenze è una delle più inquinate d’Europa per biossido d’azoto. Cosa aspettano a togliere i cartoni?

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.