Le prime indiscrezioni hanno cominciato a circolare alla fine dello scorso anno, ma non essendo seguite notizie ufficiali in molti avevano sperato che non sarebbe realmente successo.

La triste notizia è invece stata ufficializzata negli scorsi giorni: dopo 84 anni di gloriosa attività, la Olympus vende la propria divisione imaging alla Japan Industrial Partners e concentra il proprio business nel settore delle apparecchiature mediche, in cui da tempo è leader. Tre anni di risultati negativi del comparto fotografico hanno obbligato i vertici dell’azienda alla difficile decisione.

Intere generazioni di fotografi analogici hanno fotografato con apparecchiature e ottiche Olympus, uno dei marchi storici della fotografia del secolo scorso che adesso scompare definitivamente. La Japan Industrial Partners non potrà, infatti, utilizzare il marchio Olympus, che resterà vincolato al comparto mediale della casa madre, ma potrà mantenere in vita i prodotti attuali, con relativa assistenza, e utilizzare il know how e le linee di produzione per nuovi apparecchi non a marchio Olympus.

Nell’evoluzione tecnologica si è spesso assistito a cambiamenti che hanno portato alla chiusura di aziende storiche. Più che mai nel comparto fotografico, sempre più messo in crisi dalla diffusione di smartphone con fotocamere sempre più efficienti e “di qualità”, dove si è persa un’enorme fetta di mercato legata all’utenza consumer. L’utente medio, ormai, preferisce scattare foto con il telefonino piuttosto che portarsi in giro fotocamere più o meno ingombranti. Inesorabilmente questo cambiamento ha mietuto vittime tra quei marchi che puntavano principalmente al mercato hobbistico. Oggi nell’ambito della fotografia riescono a sopravvivere solo i produttori di apparecchiature destinate ai fotoamatori evoluti e ai professionisti.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.