foto 1Autonomia, tolleranza, solidarietà e rispetto per le regole, questi sono i quattro principi che spero di riuscire a trasmettere ai miei figli; a questo servono l’educazione e la cultura. Io, nella mia vita, di solidarietà ne ho toccata tanta, con mano, soprattutto da parte dei miei colleghi (ma dovrei dire amici) della Polizia Municipale. Io lavoro qui dal 1988 perciò sui colleghi ho riversato le mie paure, le mie preoccupazioni e più di un pianto, con loro ho condiviso anche le mie gioie. Qui ho incontrato la solidarietà concreta, non quella sterile dei messaggi affidati all’etere o il falso buonismo degli sms solidali – dono 2 euro e non ci penso più- . I “vigili” in questo sono sempre stati bravi. La mia collega, amica, Silvia prende un giorno di ferie e parte da San Giovanni Valdarno per accompagnarmi a fare la tac di rivalutazione. Così da marzo 2012, senza bisogno di chiederlo e senza smancerie. Questa è la solidarietà: non posso prendere il tuo fardello ma sono proprio qui accanto a te.

foto 2“L’operazione Heidi” è una bella storia di fratellanza di questi giorni della quale sono spettatrice: un mio collega, Graziano, colpito improvvisamente da una grave malattia, si è ritrovato catapultato, nel volgere di un pomeriggio, dal pattugliare i viali in moto ad un letto della terapia sub-intensiva. Cosa fare per lui? Si sono chiesti, passato lo smarrimento iniziale, i “vigili motociclisti”. Ed eccoli metter su, in quattro e quattr’otto, “l’operazione Heidi”.  Eh già! Perché Graziano, moderno Noè, vive nel contado in compagnia di una piccola arca: anatre, galline, caprette ed un cane. Chi penserà a loro? È la sua maggiore preoccupazione. La risposta è ovvia: i “vigili motociclisti” che, rimesse le moto sul cavalletto, si trasformano in novelli fattori. Così si avvicendano nel tempo libero per andare a “governare” gli animali e, con l’occasione, fare due chiacchiere con l’anziana madre. L’uno brontolando, l’altro con l’aria vagamente disgustata, il terzo suggerendo, tra il serio ed il faceto, di non andare più perché le galline costano 20 euro l’una e poi “…non gli si dice nulla e prima che lo dimettono si fa la colletta e si ricomprano!”. Sono però tutti lì, organizzati secondo un rigido scadenziario affisso nella sala dell’autoreparto. Graziano dal suo letto d’ospedale non li può incontrare, ma sa che loro non lo abbandoneranno e continueranno a rigovernare papere e galline, accantonando istinti omicidi (…anzi sono un po’ preoccupati perché le galline fanno poche uova; dove stiamo sbagliando?). Questa è la solidarietà: trascorrere a turno il proprio tempo libero su una seggiolina nella sala antistante la terapia sub intensiva come guardarobieri perché la sorella di Graziano non può portare giacca e borsa in camera…sai che uggia! Beh, la solidarietà è anche noia per noi ma una preoccupazione in meno per altri, è disponibilità.

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