Scopo di molte ricerche è quello di dare una parvenza di scientificità alla dimostrazione di tesi che sono già ampiamente “dimostrate” dal buon senso.

Una delle più recenti e rivoluzionarie ricerche scientifiche pubblicate dalla rivista Social Science & Medicine conclude che sarebbe sufficiente lavorare otto ore alla settimana per evitare i problemi di salute (fisica e mentale) provocati dalla mancanza di occupazione.

In sintesi: lavorare un giorno a settimana permetterebbe di non subire lo stress da disoccupazione.

Lo studio è stato effettuato su un campione di oltre 71 mila britannici fra i 16 e i 64 anni ed è durato oltre sette anni. Un simile dispiegamento di mezzi e risorse ha permesso di scoprire che tra coloro che sono passati dalla disoccupazione ad un’occupazione, non si sono manifestate grandi differenze nel miglioramento del benessere soggettivo (indicatore a cui la psicologia associa la felicità) fra coloro che hanno trovato un’occupazione da 1 a 8 ore a settimana e coloro che hanno trovato occupazioni fino a 44-48 ore a settimana.

Basta lavorare un giorno a settimana per essere felici.

Difficile dubitarne.

Il dubbio potrebbe nascere se si introducesse un’altra variabile: il guadagno.

Si suppone che quasi tutti sarebbero felici di poter ridurre ad otto ore settimanali il proprio sforzo lavorativo. Ciò che si suppone potrebbe essere fonte di minore felicità è vedere la propria retribuzione ridursi in proporzione.

Ferma restando infatti l’inattaccabilità della tesi degna del Catalano di Arboriana memoria, che è meglio lavorare a parità di stipendio 8 ore a settimana invece di 40 o 50, resta la cruda realtà della necessità di pagare i numerosi vizi a cui siamo dediti (tre pasti al giorno, bollette, vestiti, auto, mutuo, tasse, etc.). Ciò che risulta improbabile è che si possa lavorare un solo giorno a settimana e guadagnare abbastanza da pagare tutto il necessario e una ragionevole parte del superfluo.

Una ricerca che ci dice che saremmo ugualmente felici lavorando un solo giorno a settimana suona un po’ come una presa in giro.

Attendiamo con ansia una ricerca che ci dica che restare rilassati a bordo piscina ad impartire ordini alla servitù avrebbe un effetto sul nostro umore migliore rispetto a fare la coda alla tramvia per andare al lavoro.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.

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Decaldogo