trenoScava scava che devono passare i treni… ma almeno avessero cominciato. Affascinante la never ending story della TAV fiorentina. Misteriosa e intrigante. Se qualcuno stava già pregustando l’idea molto glamour di scendere nella stazione Foster per prendere il Frecciarossa, si fermi. Probabilmente il treno non passerà di lì. Non ci chieda però dove andare. Perché dopo una ventina d’anni e centinaia di milioni di euro (quasi 800 secondo le ultime stime), di lavori, progetti, discussioni, carotaggi e talpe lasciate ad arrugginire, nessuno saprà dargli una risposta certa. E nemmeno incerta. Né il Comune, né la Regione, né le ferrovie, né il governo e neppure il premier, in genere piuttosto prodigo di parole.
La vicenda è nota. Mentre tutti erano in attesa dell’inizio dei lavori di scavo (la talpa freme impaziente) improvvisamente nel mese di luglio, nel quasi silenzio delle vacanze imminenti, qualcuno ha alzato la voce: “Il tunnel non si farà né ora né mai!” (Don Rodrigo docet). Siccome qualcun altro non era d’accordo, i due hanno deciso di andare a Roma − insieme alle Ferrovie − per chiedere lumi. Che però non si sono accesi, visto che è stato deciso di rimandare tutto a settembre.
Quello che succederà fra pochi giorni nessuno è in grado di dirlo. L’idea, piuttosto stravagante, è di cambiare il percorso del tunnel facendolo passare sotto i binari di superficie per raggiungere l’underground di Santa Maria Novella (così un malaugurato crollo bloccherebbe tutto il traffico ferroviario in Italia…). E della Foster che ne facciamo? Del progetto avveniristico in vetro e acciaio − aggiudicato con un concorso di effetto spettacolare − che avrebbe dovuto mettere Firenze sullo stesso piano delle grandi città europee? Delle 40.000 persone che ogni giorno la linea 2 della tramvia avrebbe dovuto portare a prendere il “treno di lusso lontana destinazione” (grazie Guccini!)? Insomma, a talpe ferme, l’unica cosa che ci viene da dire è che così passa il tempo e si spende poco. Nuovi lavori, progetti, discussioni e carotaggi serviranno intanto a rallentare la macchina mangiasoldi e a utilizzare gli stanziamenti per fare altre cose. Perché le Grandi Opere sono grandi proprio perché costano. E i soldi non bastano mai, come si diceva una volta.
Soprattutto quando si buttano.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.

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