Legata alla suggestiva cerimonia dello scoppio del Carro, la Pasqua fiorentina rimanda anche a due usanze di carattere gastronomico, tipiche della nostra tradizione, che purtroppo sembrano essere andate in disuso da tempo, mi riferisco al pan di ramerino e all’uovo sodo.
Il Pan di ramerino, nato nel Medioevo, è un pane rustico toscano, preparato con olio, rosmarino, burro, e uvetta. La sua produzione è tipicamente pasquale e la tradizione vuole che venga mangiato il Giovedì Santo, quando , dopo essere stato benedetto durante la messa e poi offerto all’uscita della chiesa.
L’altra usanza legata a questo evento, ormai del tutto scomparsa, è quella di far “ruzzolare l’ovo per pasquetta”. Il giorno di Pasqua le massaie rassodavano le uova e le portavano alla messa per farle benedire. Alcune di queste uova venivano consumate il giorno di Pasqua, uno per persona, le altre servivano per il giorno di pasquetta perché era consuetudine andare a fare una scampagnata fuori dalle mura, portando sia gli avanzi del pranzo di pasqua sia le uova sode rimaste.
Nell’attesa di fare un pic-nic nei prati adiacenti, si facevano “ruzzolare” le uova sode lungo la discesa. Ogni concorrente aveva il proprio uovo, che aveva ben colorato e diversamente decorato per distinguerlo dagli altri ed evitare discussioni.
Il vincitore? Certamente quello che faceva ruzzolare l’uovo il più lontano possibile; operazione non facile proprio per la forma stessa di un uovo.
Il premio? La soddisfazione di aver mandato il proprio uovo più lontano di quello degli altri.

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.