La Pasqua viene una volta l’anno e con essa inevitabilmente, arrivano anche le polemiche sull’utilizzo tradizionale della carne di agnello per il banchetto domenicale.

Personalmente non amo questo tipo di carne, quindi non la consumo.

Voglio pero ricordare alcune circostanze, che hanno portato questa tradizione millenaria ad essere cosi radicata nella nostra coscienza collettiva.

Nella tradizione Romana le persone di classe elevata erano grandi consumatori di legumi, molte casate romane infatti presero i nomi dai prodotti che consumavano maggiormente e che erano anche i più costosi e ricercati: i Fava, i Cicerone, i Fagioli erano famiglie benestanti, che si potevano permettere cibo adeguato alla loro condizione sociale. Per il “popolino”, invece, cipolle, orzo, farro, un po’ di formaggio, vino ed erbe spontanee, erano gli alimenti più comuni.

L’utilizzo della carne era limitatissimo; se nelle città le famiglie più agiate lo consumavano una volta alla settimana, se non addirittura una volta al mese, nelle campagne la situazione era ancora più drammatica, da una volta la mese a tre quattro volte l’anno. Gravi carenze alimentari erano endemiche, dal rachitismo, “carenza di elementi nutritivi” che uccideva molti bambini, allo scorbuto, carenza di vitamina C.

Col passare dei secoli chi interviene sull’alimentazione della popolazione, è la Chiesa, che impone regole alimentari, dal mangiare il pesce il venerdì, all’utilizzo della carne d’agnello per la Pasqua, non certo obbligatorio, ma consigliato, cercando cosi di insegnare a differenziare l’alimentazione.

Perché l’agnello? Semplice, era la carne più comune. Anche nella Bibbia il sacrificio dell’agnello viene riportato più volte, e in una società basata prevalentemente sull’agricoltura e sulla pastorizia, era la carne più disponibile e tenera.

Basti pensare che la carne di manzo veniva utilizzata solo abbattendo capi vecchi, usati sempre come strumenti di lavoro nei campi, fino a fine della loro carriera. Carni che necessitavano di lunghe cotture per poter essere consumate e dovevano anche essere speziate molto bene per eliminare il cattivo odore delle lunghe frollature.

Nel nostro DNA è ancora presente la sofferenza di quella fame endemica, che generazioni di nostri antenati  ha subito.

Con questo, non voglio né giustificare né proibire questa mattanza di agnelli, ma solo far riflettere su una tradizione che col tempo si sta sempre più affievolendo, sia per gusti alimentari che per principio, o, più semplicemente, perché il nostro DNA sente meno i morsi di quella fame endemica.

Buona Pasqua!

Buona_Pasqua

Buona_Pasqua

(Visited 427 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.