Un sms di Laura mi avvertiva che al museo Galileo, in piazza Giudici 1, c’era una mostra che raccontava la storia della bici dalla sua nascita; non potevo non veder l’evoluzione del mezzo, che da quasi trent’anni mi dà l’opportunità di vivere a pieno le strade e i vicoli di Firenze. L’orario di apertura è dalle 8 alle 24, e per chi fosse interessato, in replica anche il prossimo martedì 30 Luglio; così in sella a Gina (la mia bici ibrida) mi sono recato al museo. A raccontare come le due ruote abbiano cambiato la vita dell’uomo, due simpatici attori vestiti con abiti risalenti all’800, che giravano in bici per le tre sale del museo ospitanti la mostra. Il primo veicolo a due ruote fu costruito da un nobile tedesco nel 1816, denominato la “Draisina”. Il telaio di legno, le ruote di ferro e l’assenza di pedali e freni mi hanno fatto sudare soltanto alla sua vista. Solo per i signori benestanti e considerato come un cavallo giocattolo, la Draisina non ebbe molto successo inizialmente. Nel 1861 il Francese Ernest Michaux, apportò alcune modifiche al mezzo costruito dal tedesco; i pedali alla ruota posteriore, una coppia di freni con zoccoletti di ferro e ruote di legno. Nacque la “Scuoti ossa”, nominata così per le forti vibrazioni che la ruota di legno provocava a contatto con il fondo stradale. Negli anni successivi, sul cerchione come pneumatico fu inserito una corda dura e poi del caucciù. Alla fine dell’800, inizi del 900, questo mezzo subì modifiche importanti, come il telaio di ferro e l’introduzione delle ruote di gomma. Così la bicicletta diventò il mezzo del popolo, che adesso aveva la possibilità di spostarsi da un luogo all’altro con costi pari quasi a zero. Riconosciuto come veicolo, lo stato italiano introdusse la tassa di circolazione sulle biciclette, facendo apporre un bollino sul telaio del ciclo. Il boom di questo mezzo fu rivoluzionario anche per il mondo del lavoro. Così chi non poteva permettersi una bottega, grazie alla bici aveva la propria attività viaggiante.  Montati ad arte, sul davanti e il dietro del mezzo i vari attrezzi degli artigiani viaggiavano fino al cliente. Il “cardatore” si spostava in campagna per andare dagli allevatori di pecore a lavorare la lana, liberandola dalle impurità prima di esser filata. Il Burraio con la sua attrezzatura e grazie al movimento dalla pedalata creava il burro da vendere. Il vinaio con due piccole botti legate alla bici vendeva il suo vino a domicilio. Non poteva mancare l’antenato dell’Arrotino, che faceva girare la lima per arrotare i coltelli pedalando. Anche gli artisti avevano trasformato le due ruote in uno studio viaggiante. Il pittore con cavalletto e pennelli andava dai nobili per ritrarli e poi il fotografo che immortalava la vita in giro per la città. Ispirato dalla creatività dell’uomo e della praticità della bici anch’io, continuerò a pedalare per Firenze cercando di cogliere luoghi, situazioni, fatti belli e brutti di questa città. Tutto per onorare una delle arti che più amo, la scrittura.

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