penelopeGiovanna, detta Giò! Si apre così, con questa precisazione dettata dalla stessa protagonista, il libro della Fallaci. Un equivoco già nel nome che da donna si trasforma a nome di uomo. In questo contrasto, in questo scambio d’identità c’è molto dell’anima dell’intero libro. Una protagonista in guerra, pure col suo nome.
La storia è quella di una giovane sceneggiatrice di buon livello che accetta una scrittura a New York per fare il salto di qualità. In realtà la grande mela è il simbolo stesso dell’America vista come terra promessa: una sorta di paradiso terrestre dove impera il bene, la tecnologia, la bellezza, la serenità. In città Giò si innamorerà di un americano, umile ed anonimo e sopporterà pure il suo legame omosessuale con Bill, pur di non destarsi dal proprio “sogno americano”. In questo strano triangolo Giò perderà prima la sua verginità e poi, via via che conoscerà meglio l’ gognato paese, pure la speranza in questo nuovo Eden.
Giò avrà così tessuto una patetica tela che sarà costretta a sdipanare allorché la realtà la metterà a confronto col suo personale ideale.
Un romanzo fondato su quel mito americano che tante grandi menti ebbe a carpire, una per tutte quella dell’immenso Cesare Pavese, e che a distanza di tanti anni ha attratto anche una delle donne più affascinanti ed importanti della nostra letteratura.

Edizione commentata

Oriana Fallaci, Penelope alla guerra, Rizzoli editore, Milano, 1962

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it

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