penne in alto“Irene, vieni a vedere cos’è successo a Parigi!”

Sono le parole con cui questa mattina ho scoperto dell’assalto a Charlie Hebdo. Davanti alle immagini di SkyTg24 ho avuto bisogno di qualche minuto per realizzare. Scorrevano video dei killer in strada, mentre sparavano per guadagnarsi la fuga, immagini girate dagli stessi giornalisti che sono riusciti a scappare, rifugiandosi sul tetto. Il loro mestiere li ha seguiti fin lassù, e si è fatto sentire più degli spari.

Tutte le morti dovrebbero colpirci, e certo non ci mancano morti da cui farci sconvolgere, ma c’è sempre qualcosa che fa più male. Oggi davanti alla televisione ho sentito mancare il fiato, poi un pugno nello stomaco, faceva male.

E ancora più male ha fatto leggere le analisi da tastiera di molte persone, che nascondevano con parole ben accostate un semplice e banale ‘se la sono cercata’. Sono rimasta profondamente inquietata da un cinismo così amaro, e che si prova a spacciare per coscienza critica. Non sono un’ipocrita, non conoscevo Charlie Hebdo, non leggo giornali satirici e non mi piacciono, come non mi piacciono le vignette, mi sono messa al servizio di un altro tipo di informazione, ma oggi questo problema non me lo sono posto. E non perché io non abbia spessore intellettuale, o la capacità critica di andare al di là della tragedia e di provare a comprenderla e analizzarla, non perché non abbia paura dell’odio che queste morti potranno scatenare. Non me lo sono posto solo perché mi rifiuto di credere che l’esistenza di un motivo per cui queste 12 persone sono state uccise renda accettabili le loro morti. Motivo e responsabilità non vogliono dire colpa.

Io non sono Charlie Hebdo, non vorrei lavorare da Charlie Hebdo e non so disegnare, ma so scrivere, e di lavoro scrivo. Se un giorno scrivessi qualcosa di offensivo, irrispettoso, sbagliato, irriverente o ingiusto, non vorrei dover fuggire sul tetto per salvarmi la vita. C’è qualcosa di squisitamente semplice in questo, io amo il mio mestiere, ma non sono pronta a morire per farlo, nessuno dovrebbe avere bisogno di esserlo.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.