C’è una filastrocca che ha fatto parte della mia vita da bambino e che poi ha ri-fatto parte della mia vita quando i miei figli erano ancora bambini. Adesso i figli, purtroppo, non sono più bambini e la filastrocca è solo un ricordo. E’ la filastrocca di mano mano piazza che senz’altro conoscerete. Si prende la mano e si traccia un cerchio all’interno e si recita Mano mano piazza di qui passò una lepre pazza. Poi si prende il pollice e si dice questo la vide, l’indice questo l’acchiappò, il medio questo la cucinò, l’anulare questo la mangiò, il mignolo e al povero mignolino non rimase nemmeno un pezzettino. Sulla mia mano e su quella dei miei figli io una lepre pazza non l’ho mai vista. Forse era talmente pazza e talmente veloce che non ce l’ho fatta a vederla. Chissà! Però se si sta attenti e si abbandona i punti di vista consueti anche nella piazza sottocasa si può scorgere una bella lepre pazza. In questa rubrica cercherò di parlare di una Firenze molto consueta, semplice e quotidiana. E, se capita, anche di una lepre pazza. Come dice il mio amico Lorenzo da Cortona sono molti gli incroci possibili su una piazza. Piazza intesa come luogo di incroci di sguardi con altre persone che si muovono nella città con un unico mezzo: i piedi. E con i piedi camminano su attraversamenti pedonali, pedalano su piste ciclabili, salgono e scendono da un autobus, si fermano davanti ad una scuola ad aspettare i loro figli, entrano dentro un bar a prendere un caffè, passeggiano tra i banchi di un mercato. In una parola pensano con i piedi, come diceva il mio amico Osvaldo da Buenos Aires riferendosi però ai calciatori (anche se non ha niente a che fare con Osvaldo da Roma). In questo cammino oltre a Osvaldo, Lorenzo e Claudio da Bologna, a cui ho rubato il titolo della rubrica, mi accompagneranno tanti altri miei amici. I protagonisti però saranno i piedi e gli sguardi dei fiorentini.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

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