La memoria mette radici come un albero e cammina con le gambe come gli uomini. Parrebbe un’affermazione contraddittoria, ma non lo è. La memoria rimane ancorata alla terra, ma nello stesso tempo si muove e si rinnova proprio come gli uomini. Non è ferma nel tempo e nello spazio. La memoria si rinnova anche nel presente. Non è necessariamente legata ad un passato lontano da salvaguardare. Tutte le strade della memoria portano dove le conducono le gambe (…. e il cuore) degli uomini.  E queste strade hanno tante forme e direzioni. E sono infinite……

In viale Spartaco Lavagnini all’altezza di via Poliziano, appoggiata al tronco di un grande albero che ha radici profonde, un Tiglio, qualcuno ha lasciato una bicicletta dipinta di bianco. Lì, proprio lì,  per ricordare una ragazza di ventanni che in quel punto è morta perché investita da un’auto e da una moto mentre stava attraversando il viale sopra proprio la bicicletta. Quel qualcuno ha voluto lasciare quella bicicletta bianca per ricordarla.

Nel giardino della Pace in via del Canale a Peretola c’è un bel monumento in terracotta e ceramica che ricorda la Resistenza. Si vedono uomini e donne che lottano. Al centro di tutto c’è una mamma che tiene in braccio suo figlio morente. Sembra una pietà, una mamma madonna che tiene in braccio il suo Gesù partigiano. Una madonna fiorentina che cerca di superare un dolore inumano, il dolore più grande. Quello di un genitore che vede morire il proprio figlio.

In via dei Georgofili alle 1.04 del 27 maggio 1993, l’esplosione di un’autobomba della mafia provocò 5 morti e sventrò l’edificio dell’Accademia dei Georgofili. La parte destra dell’edificio é stata completamente ricostruita in modo tale da far capire quale porzione del palazzo fu distrutta. La bomba provocò ingenti danni agli edifici circostanti e ad alcune opere esposte nella Galleria degli Uffizi. Davanti al palazzo, in via dei Georgofili, è stato piantato un Ulivo. Un albero simbolo. Un monumento vivo che si muove in lungo e largo e mette radici profonde nel terreno e nella memoria nelle persone. Per non dimenticare la famiglia Nencioni, le sue due figlie ed un giovane studente.  Per Fabrizio, Angela, Nadia, Caterina e Dario. Per loro. Per noi.

 

 

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.