perfettaEssere perfetta. Come madre, figlia, sorella, zia, amante.
“Il peso delle tue scelte non deve ricadere su nessuna delle persone che hanno una qualsiasi relazione con te”, ma naturalmente, “meno che mai su tuo figlio. Lui non ha colpa se sua madre ha voluto divorziare”.
Ecco questa è la vita con cui devo fare i conti: ho l’esigenza di dimostrare che posso bastare a me e a mio figlio, che le mie scelte sono quelle giuste, che posso sorridere e non sentire lo stridere dello stomaco e il bruciore degli occhi. Devo non vacillare di fronte ad un pianto sconsolato, devo trovare il modo di dare la sensazione di solidità, forza, per crescere insieme e trasformare il nostro in un rapporto completo, perfetto.
Essere perfetta significa: non dimenticarsi di comprare il latte per la colazione, non fare mai tardi per l’allenamento di basket, non dimenticare mai i compleanni degli amici…
Il computer che alberga nella mia testa fa le veci del mio cervello e scandisce ogni passaggio, ogni scadenza, ritmando le giornate.
Il difficile nell’essere perfetta però arriva quando ci si scontra con le esigenze che non si risolvono con il semplice accudimento. Quelle esigenze che, lungi dall’essere concrete, necessitano di risposte immediate, difficili. Perfette.
È durante il tragitto in macchina, sui viali di circonvallazione intasati dal traffico, che scoppia la bomba delle 20,00 meno 10.
“Mamma, ma cosa sono io, cosa vivo a fare se non lascerò niente di me in questo mondo?”
Il computer-cervello entra subito in azione: il tono disperato indica bisogno di rassicurazioni, (sarà un segnale di disagio?) Essere perfetta…
Cerco alacremente la risposta, scartando le banali, le ovvie, le difficili, imperativo: rassicurare, dare, speranza, gioia di vivere, entusiasmo…
”Non solo gli uomini famosi sono stati e sono utili a questo mondo, anche in una poesia di Bertold Brecht, intitolata Tebe dalle sette torri si dice che…” Gli racconto la poesia e lui ascolta per breve tempo le mie parole poi, rassicurato, trova nel brontolio del suo stomaco un spunto di distrazione.
E anche questa è fatta, penso. Perfetta. Forse, o forse no.
A casa ci aspettano i fornelli spenti, le imposte serrate le stanze vuote.
E bisogna ancora correre. La cena frugale ma, perfetta, equilibrata in carboidrati grassi e proteine cercando rituali rassicuranti che creino il clima di famiglia.
E poi ecco la sera. Il momento più difficile, quando coniugare stanchezza e perfezione diventa un equazione dal risultato impossibile, quando tristezza, stanchezza, insicurezza e voglia di condivisione cozzano contro la necessità di bastarsi e si affaccia la tentazione di mollare, almeno per un po’, magari di nascosto, nella solitudine di un momento…
Il computer che alberga nella mia testa però mi richiama alla realtà e registra che: domani è mercoledì, c’è l’appuntamento con il dentista, occorre la tuta perché a scuola c’è ginnastica, manca l’insegnante di inglese e quindi devo avvertire i nonni, e le previsioni hanno detto che piove, ci vorrà anche l’ombrello…”

Firenze 8 marzo 2015.

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Sabrina Sezzani

Da lettrice appassionata a scrittrice per passione: Fiorentina DOC lavoro per vivere ma scrivo per divertimento; la mia passione è raccontare storie di donne,e quindi, naturalmente, anche degli uomini con cui hanno a che fare…

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